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    I libri...ops..le fotocopie..scolastiche!

    IArt. 15.
    Costo dei libri scolastici

    1. A partire dall'anno scolastico 2008-2009, nel rispetto della normativa vigente e fatta salva l'autonomia didattica nell'adozione dei libri di testo nelle scuole di ogni ordine e grado, tenuto conto dell'organizzazione didattica esistente, i competenti organi individuano preferibilmente i libri di testo disponibili, in tutto o in parte, nella rete internet. Gli studenti accedono ai testi disponibili tramite internet, gratuitamente o dietro pagamento a seconda dei casi previsti dalla normativa vigente.

    2. Al fine di potenziare la disponibilità e la fruibilità, a costi contenuti di testi, documenti e strumenti didattici da parte delle scuole, degli alunni e delle loro famiglie, nel termine di un triennio, a decorrere dall'anno scolastico 2008-2009, i libri di testo per le scuole del primo ciclo dell'istruzione, di cui al decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, e per gli istituti di istruzione di secondo grado sono prodotti nelle versioni a stampa, on line scaricabile da internet, e mista. A partire dall'anno scolastico 2011-2012, il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista. Sono fatte salve le disposizioni relative all'adozione di strumenti didattici per i soggetti diversamente abili.

    3. I libri di testo sviluppano i contenuti essenziali delle Indicazioni nazionali dei piani di studio e possono essere realizzati in sezioni tematiche, corrispondenti ad unità di apprendimento, di costo contenuto e suscettibili di successivi aggiornamenti e integrazioni. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, sono determinati:
        a) le caratteristiche tecniche dei libri di testo nella versione a stampa, anche al fine di assicurarne il contenimento del peso;
        b) le caratteristiche tecnologiche dei libri di testo nelle versioni on line e mista;
        c) il prezzo dei libri di testo della scuola primaria e i tetti di spesa dell'intera dotazione libraria per ciascun anno della scuola secondaria di I e II grado, nel rispetto dei diritti patrimoniali dell'autore e dell'editore.

    4. Le Università e le Istituzioni dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica, nel rispetto della propria autonomia, adottano linee di indirizzo ispirate ai principi di cui ai commi 1, 2 e 3.

    Da quanto tempo i signori al Senato non sfogliano un libro in mano? Da quanto tempo non sentono l' odore di quella carta appena stampata, da quanto non ne sentono, sotto i polpastrelli, la consistenza? Probabilmente loro, come anche molti professionisti dei più disparati settori, non hanno il tempo di andare a comprare, con i loro figli, i libri scolastici, non hanno il desiderio di vedere i loro figli desiderosi di sfogliare le pagine dei nuovi libri di testo che li dovranno accompagnare per tutto l' anno scolastico ( e con ogni probabilità anche oltre), non hanno un momento per osservare gli occhi sognanti del loro ragazzo che si sofferma su una immagine particolarmente allettante, che lo fa fantasticare sul contenuto di quel paragrafo. Probabilmente i cari signori del Senato non sanno che quasi il 50% della popolazione sul territorio non è provvista di una connessione internet veloce ( io per prima!) e che quindi per questi poveri individui sarebbe impossibile scaricare mega su mega. Inoltre, è vero che spesso i libri di testo vengono venduti gli anni successivi per cercare di ricavarne qualcosa, a causa del costo ingente che incombe sulle famiglie che non ce la fanno nemmno più ad arrivare a inizio mese, ma avrà comunque più valore un libro rispetto a delle semplici stampe che molto più semplicemente andranno a finire nel cestino della carta ( per quei fortunati e civilizzati cittadini che hanno la raccolta differenziata!)?! E poi siamo sicuri che tra il costo della carta e la compera del permesso delle case editrici non costerà più o meno lo stesso??

     

    Le schifose parole di Cossiga!!!

    "Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito... Lasciarli fare (gli universitari, ndr). Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì... questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio".
    Intervista a Francesco Cossiga. Presidente emerito della Repubblica Italiana e senatore a vita.

    Cossiga ha confessato. Ne va preso atto. In fin dei conti ne va apprezzata la sincerità, neppure Totò Riina aveva osato tanto. Ha solo detto quello che la maggior parte degli italiani sapeva: l'Italia non è una vera democrazia. Forse non lo è mai stata. Quante fandonie ci hanno raccontato da Piazza Fontana in avanti? Sul G8 di Genova? Chi ha attivato il timer delle stragi di Stato?
    Cossiga ci ha fornito una lezione magistrale della strategia della tensione. Però, ora, dopo quelle frasi , va dimesso dal Senato e ritirata la sua nomina a presidente emerito della Repubblica Italiana. Voglio vedere se un deputato o un senatore avanzerà la proposta in Parlamento.
    Se rimane al suo posto è una vergogna per il Paese e un insulto ai professori e agli studenti. Non va picchiato, è anche lui un docente anziano. Va solo accompagnato in una villa privata. Propongo, per non farlo sentire troppo solo villa Wanda di Arezzo. Insieme a Licio Gelli potrà rinverdire i vecchi tempi, parlare di Gladio, di Moro, dei servizi segreti...

    Un consiglio ai ragazzi: portate alle manifestazioni una telecamera, riprendete sempre chi compie atti di violenza. Vedremo chi sono, da dove vengono, se sono dei "facinorosi", come dice lo psiconano, o "agenti provocatori pronti a tutto", come suggerisce Cossiga.

    Come inizia una dittatura

    Il nome di Piero Calamandrei, forse, non dirà molto agli studenti che protestano contro settantenni incartapecoriti che gli hanno rubato il presente e gli vogliono togliere la speranza di un futuro.
    Il suo nome, forse, non avrà significato per i ragazzi e le ragazze che vedono al vertice delle istituzioni, dell'economia, dell'informazione del loro Paese dei pregiudicati, dei servi, dei lacchè.
    Calamandrei, forse, non dirà nulla alla nostra gioventù che vede la Costituzione tradita dal Parlamento, migliaia di caduti sul lavoro ogni anno, milioni di precari e il padre, o la madre, licenziati.
    Calamandrei fu professore durante il fascismo, uno dei pochi a non avere nè chiedere mai la tessera del partito. Fondò il Partito d'Azione e fu membro della Consulta. La stessa che oggi è merce di scambio tra lo psiconano e Topo Gigio. Nel 1950 fece un discorso sulla Scuola, parole che sembrano dette oggi per la Scuola della P2

    L'ipotesi di Calamandrei.
    "Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
    Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.
    Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private.
    Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico." Piero Calamandrei
    Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950

    Ovidio

    Ogni amore cerca prestiti,
    e trova nutrimento nell' indugio,
    così il giorno migliore per liberarsene
    è ogni volta l ' indomani

    Grembiulini e pallottoliere

    Tagliare gli investimenti nella scuola equivale a segare il tronco di un albero stando seduti sul ramo più alto. Il futuro dell’Italia nasce nelle Università, nei licei, negli asili. Se ne uscirà spazzatura, il Paese rimarrà una discarica.
    Quando si parla di scuola si discute di occupazione, di ricercatori licenziati, di 50.000 insegnanti precari che rimarranno a casa. Sui nostri ragazzi però nessuno fiata. Sulle conseguenze per i loro studi. Meno investimenti vuol dire meno qualità, meno aule didattiche, meno laboratori, meno collegamenti in Rete, meno pc per gli studenti.
    In pochi anni siamo passati da Internet e Inglese del secondo governo Berlusconi (ricordate le tre I?) ai grembiulini della Gelmini del terzo governo Berlusconi. Il quarto, se ci sarà, introdurrà il pallottoliere in ogni classe.
    Lo psiconano taglia perché non ha più soldi. Non li ha per la scuola. Per altre spese invece il problema non sussiste.
    Catania
    , città fallita dell' ex sindaco
    Scapagnini, riceverà 150 milioni di euro. Non sarà neppure commissariata.
    Il Comune di Roma dissestato da Topo Gigio Veltroni ha ottenuto 500 milioni di euro per ripianare parte del deficit. E dal 2010 questa somma (CINQUECENTOMMILIONI) diventerà un finanziamento annuo permanente.
    Testa d’Asfalto non taglia le Province (da abolire), gli stipendi dei parlamentari (i più alti d’Europa), i parlamentari (il maggiore per numero di abitanti in Europa). Non accorpa i Comuni sotto i 5000 abitanti, non abolisce una delle Camere.
    Non può licenziare i politici e i loro portaborse.

    Agli studenti del Politecnico di Milano è arrivata una lettera per il nuovo Anno Accademico. Li informa che:
    “E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legge n. 112, che prevede per l’intero sistema universitario una forte riduzione del personale e del Fondo di Finanziamento Ordinario, ovvero di quelle risorse che ogni anno lo Stato investe nell’Università. Tale provvedimento comporterà per il Politecnico di Milano una notevole carenza di organico, e colpisce in particolar modo le aspettative di tutti quei collaboratori di ricerca che forniscono la loro opera in regime di precariato, in attesa dell’opportunità di un concorso. Rispetto alla riduzione dei fondi poi è evidente come il taglio stimato per l’Ateneo tra i 20 ed i 40 milioni di euro potrà incidere sulla sua politica nella didattica, nella ricerca e nello sviluppo.”
    Il federalismo fiscale della Lega sta producendo i suoi effetti. Fondi ai comuni del Sud falliti, tagli alle Università del Nord. Belin, così sono capace anch’io.

    Berlusconi e i suoi processi (schifo Vespa!)

    "Buongiorno a tutti.
    La parola d'ordine l'ha lanciata il Cavaliere l'altro giorno. La cito testualmente perché sono parole delicate: "Dobbiamo assolutamente riportare l'etica nel mondo della finanza".
    Segnatevela, tenetela a mente. Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, 4 ottobre 2008: "Riportare l'etica nel mondo della finanza". Forse è stata la ricorrenza di San Francesco che l'ha indotto a questi pensieri così distanti dal suo mondo. O forse è la vicinanza con la figlia Barbara, che proprio in quei giorni aveva lanciato un convegno sul tema "etica nella finanza" all'università. E si era portata anche la madre, perché magari uno non ci credeva che chi organizzava un convegno sull'etica nella finanza potesse essere la figlia di Berlusconi.
    "Etica nella finanza", questo è l'insegnamento che ci ha voluto lanciare il premier. L'ha lanciato perfino in mondovisione dal vertice europeo da dove si tenta di salvare il salvabile di questo dirottato e diroccato capitalismo ormai uscito fuori da qualsiasi regola, anche dalle sue, che non sono molte.
    E quindi dobbiamo discutere di etica nella finanza, a partire dal nostro presidente del Consiglio, che ce la raccomanda. Ne ha parlato lui, ne ha parlato la figlia al convegno dei giovani rampanti milanesi – sapete che la figlia del Cavaliere fa parte di un cenacolo di giovani pensatori e di giovani ricchi, ma etici, dei quali fanno parte anche il figlio di La Russa e credo uno dei figli di Ligresti (se è così il figlio di Ligresti ha imparato l'etica dal padre, mentre questo era in carcere, approfittando di quel breve periodo in cui il padre non ha potuto influenzarlo negativamente.
    Sapete che nel '92-'93, ai tempi di Mani Pulite, quando la legge era uguale per tutti almeno a Milano, Salvatore Ligresti era un habitué del carcere di San Vittore e del carcere di Opera infatti ha poi patteggiato più di due anni di corruzione, nel senso che pagava Craxi e i partiti per farsi gli affari suoi e quindi naturalmente ha poi fatto carriera e adesso abbiamo i figli che ci spiegano l'etica, assieme alla figlia di Berlusconi). E poi abbiamo Tronchetti Provera. Tronchetti Provera ieri sera, nel programma di Fabio Fazio ha dato una grande lezione di etica nell'impresa spiegando che appunto tutto questo casino intorno allo scandalo Telecom è finito nel nulla, era una invenzione dei giornali. Scusate se controllo, ma vorrei essere preciso. Visto che quando qualcuno va in televisione a raccontare la verità tutti si scusano e tutti chiedono il contraddittorio.Quando invece uno va a raccontare delle balle, come nel caso di Tronchetti Provera, nessuno si scusa e nessuno chiede un contraddittorio.
    Eppure qualche giornalista che fosse in grado di raccontare le verità a fianco delle bugie di Tronchetti Provera ieri sera a "Che tempo che fa" non ci sarebbe stato male, proprio nell'ambito dell'etica e della trasparenza che tutti ci insegnano a partire da Tronchetti Provera, che ha ricevuto anche i complimenti della Littizzetto per essere un gran bell'uomo. Bene, Tronchetti Provera, il quale diceva di non essere a conoscenza praticamente di nulla, come se non fosse successo nulla, ha portato la sua azienda, anzi ex-azienda perché poi è scappato giusto in tempo, in una situazione piuttosto imbarazzante, perché la Telecom, nel processo a Tavaroli e agli altri spioni della Telecom – il capo della security della Telecom, Tavaroli, non i fornitori, Tronchetti Provera diceva ieri sera che hanno fatto tutto i fornitori della security, no!
    L'imputato principale è il capo della security della Telecom, scelto da lui, e della Pirelli, scelto da lui. Confermato in una azienda, scelto nell'altra. I fornitori lavoravano per Tavaroli, il quale lavorava per Tronchetti Provera. Tronchetti ha detto: "è emerso che noi non c'entravamo niente". Assolutamente falso. La Telecom è imputata insieme alla Pirelli come società nel processo per lo spionaggio illecito fatto dalle rispettive security. Non è vero che Tavaroli non si capisce bene per chi lavorasse quando faceva questi dossier. Secondo i magistrati di Milano, Tavaroli faceva questi dossier per la Telecom e per la Pirelli di Tronchetti Provera.
    Nessuno è andato a dire che quei dossier li commissionasse direttamente Tronchetti Provera e nessuno è andato a dire che Tronchetti Provera visionasse quei dossier. Ma quei dossier erano fatti nell'interesse di Telecom e Pirelli, che erano guidate da Marco Tronchetti Provera.
    Tant'è che secondo la famosa legge 231, quella che prevede la responsabilità non solo delle persone fisiche, ma anche delle persone giuridiche, nel processo a Tavaroli sui 9.000 dossier sui dipendenti, giornalisti, politici, manager concorrenti, vedrà imputate le due società che all'epoca dei fatti erano dirette da Tronchetti Provera.
    Adesso noi dobbiamo cambiargli il nome a Tronchetti Provera, dovremo chiamarlo Tronchetti Dov'era. Perché Tronchetti non ne sa niente. Non ne ha mai saputo niente. Non è l'unico caso. Sapete che Tronchetti Provera ha dei precedenti.
    Abbiamo Romiti che guidava la FIAT che pagava i partiti, pagava tangenti in Italia e all'estero, ma non sapeva niente, facevano tutti i suoi manager.
    Poi nessuno è stato cacciato, quando l'hanno preso con le mani nel sacco, anzi l'hanno promosso. Visto che funzionava è arrivato anche Berlusconi, che ha detto: io non so niente, sono i miei dipendenti che fanno tutto; i miei avvocati che comprano i giudici, i miei manager che comprano la Guardia di Finanza, mio fratello che si compra questo e quello, ma io non ne so niente.
    E passano tutti per dei grandi imprenditori, per dei cervelli superiori. Pensate, sono circondati da ladri e non se ne sono mai accorti. Anzi, i ladri li hanno scelti loro, e quando se ne sono accorti e hanno scoperto che erano ladri, invece di metterli alla porta li hanno promossi.
    Romiti li promuoveva in azienda, Berlusconi in Parlamento e al governo. Tronchetti Provera dice: "l'abbiamo mandato via noi quando l'abbiamo scoperto". Assolutamente no. Tavaroli è stato mandato via quando sono cominciate a trapelare le prime indiscrezioni. È stato mandato in Romania e poi è stato ripreso in azienda. Hanno dovuto aspettare praticamente la vigilia dell'arresto per liberarsene. E comunque se fosse vero che Tronchetti Provera non sapeva ciò che faceva Tavaroli nell'ufficio a fianco, sarebbe un po' grave per la sua immagine di imprenditore.
    Perché ogni anno Telecom dava a Tavaroli e alla sua banda dai 50 ai 60 milioni di euro, soldi della Telecom, però nessuno gli chiedeva come li spendeva, come li rendicontava.
    Lui era lì che accumulava dossier, gli davano 50-60 milioni e nessuno gli chiedeva che cosa ne facesse di tutto quel bendidìo. I giudici hanno stabilito che gli servivano per costituire una associazione a delinquere che spiava migliaia di persone illegalmente, dicono i giudici, "nell'interesse della società". Nell'interesse della Telecom, di Tronchetti Provera, che non ne sapeva niente e che va in giro a vantarsi dicendo "ma io non ne sapevo niente!".
    Ma cosa c'è da vantarsi? Ma vai a nasconderti! Faresti migliore figura a dire: "lo sapevo, ma avevo paura".
    Perché almeno sarebbe una versione più credibile. Almeno dimostreresti di avere un cervello. Se invece continui a dire "faceva tutto lui, gli davamo 50-60 milioni e non sapevamo come li usava", ma che manager sei, ma che imprenditore sei, ma sei un pirla!
    Lui se ne vanta, quindi contento lui...
    Però sia chiaro: anche lui vuole la massima trasparenza e la massima etica nel mondo degli affari, ci mancherebbe altro. Infatti è appena diventato vicepresidente di Mediobanca, presieduta da un signore che ha più processi che capelli in testa: il famoso Cesare Geronzi.
    Cesare Geronzi è quello che ha portato la banca di Roma alla fusione con Unicredit di Profumo, ha avuto la presidenza di Mediobanca. Alla presidenza di Mediobanca ha cominciato a fare il diavolo a quattro perché vuole comandare soltanto lui quindi ha cercato di mandare via dei manager indipendenti.
    Si è intronato come padrone unico, e nei ritagli di tempo ha un processo per il fallimento del gruppo Italcase Bagaglino dove è già stato condannato in primo grado.
    Pensate, un banchiere condannato per bancarotta!
    Poi ha alcuni processetti collaterali, tipo due o tre per l'affare Parmalat, uno per l'affare Cirio e un paio di imputazioni per usura, una delle quali è già caduta e l'altra vedremo.
    Pensate: un banchiere imputato per usura e per alcune bancarotte, le più celebri al mondo, prima di Lehman Brothers cioè Parmalat e Cirio. Non ne ha persa una! Due su due. Presidente di Mediobanca, del comitato di controllo, del comitato di sorveglianza ecc.
    Bene, i vicepresidenti di questo gentiluomo d'altri tempi, anche lui ovviamente scatenato per l'etica degli affari - figuriamoci, Geronzi e l'etica negli affari - da una parte Marina Berlusconi, per conto del Cavaliere, e dall'altra parte Marco Tronchetti Provera.
    Questi sono un po' i controllori di Geronzi, pensate in che mani è finita Mediobanca!
    Mediobanca è quella dove c'era Cuccia... adesso c'è questa triade: Geronzi, Tronchetti Provera, Marina Berlusconi, tutti per l'etica negli affari, ci mancherebbe altro!
    Marina poi ha anche un modello in famiglia come il Cavaliere...
    Tronchetti è anche entrato nella cordata CAI, la cordata a cui stiamo regalando la parte sana di Alitalia mentre la parte malata la paghiamo noi. E Tronchetti si ritrova li dentro con Emma Marcegaglia, anche lei l'altro giorno: "Basta con questa finanza allegra! Etica negli affari!".
    Anche lei ha in famiglia degli ottimi modelli... anche qui ho preso qualche appunto: il gruppo Marcegaglia, che non è un gruppo omonimo è proprio suo e della sua famiglia, fondato dal padre, Steno Marcegaglia, e gestito dal padre, dal fratello e dalla sorellina, ha patteggiato quest'anno per corruzione, al Tribunale di Milano, per una tangente che il gruppo Marcegaglia nel 2003 aveva pagato a un manager dell'Eni. La branca era Eni Power, in cambio di un appalto.
    Il patteggiamento prevede una pena pecuniaria di 500.000 euro, un miliardo di vecchie lire.
    Più gliene hanno confiscati 250.000. Non è una decisione del giudice cattivo e loro si difendono eroicamente dicendo che non è vero: l'hanno patteggiata loro, quella pena!
    Marcegaglia Spa: pena pecuniaria 500.000 euro, confiscati 250.000 euro.
    Un'altra società controllata dal gruppo Marcegaglia, la NECCT SPA ha avuto un'altra pena pecuniaria di 500.000 euro e addirittura 5 milioni di confisca, 10 miliardi di vecchie lire. Patteggiati eh!
    Non bastando, poi, ci sono anche le pene per il dirigente: il vice presidente, Antonio Marcegaglia, fratello di Emma, che ha patteggiato undici mesi di galera.
    Il padre, invece, era stato già condannato insieme a Geronzi per la bancarotta del gruppo Italcase Bagaglino: si era beccato quattro anni e un mese, mentre Geronzi un anno e 8 mesi se non ricordo male.
    Sapete chi c'era insieme a Geronzi e a Marcegaglia senior tra i condannati del Gruppo Italcase Bagaglino? Colaninno! Roberto, il padre - il figlio si batte per l'etica negli affari come ministro ombra del PD all'industria ed è stato zitto sulla cordata paterna per l'Alitalia.
    Il padre, Roberto Colaninno, quello che aveva così ben meritato alla Telecom che aveva riempito di debiti prima di passarla a Tronchetti Provera, capofila dei capitani coraggiosi delle trasvolate della nuova Alitalia, è stato condannato alla stessa pena di Steno Marcegaglia: 4 anni e un mese per bancarotta. Anche lui, ovviamente, per l'etica negli affari: ha appena rilasciato un'inervista a Repubblica in cui si proclama addirittura di sinistra. E' molto progressista, è molto vicino ai valori del progressismo ed è per l'etica negli affari, ci mancherebbe altro! 4 anni e un mese per bancarotta a Brescia, in primo grado.
    Insieme a questa meravigliosa compagnia sapete che abbiamo anche Marcellino Gavio che è entrato in galera più volte ai tempi di Tangentopoli... anzi ogni tanto cercavano di farcelo entrare ma lui era sempre latitante, quindi non riuscivano a prenderlo! Poi si consegnò, fece condannare il suo braccio destro, intestatario di tutte le cariche, ma recentemente si è beccato una condanna in primo grado anche lui per violazione del segreto investigativo.
    Ecco, questi sono tutti ovviamente, in questi giorni, scatenati per l'etica negli affari!
    Questo perché lo si sappia.
    Ci sono problemi nella più grossa banca italiana, la banca che assomma Unicredit e il vecchio Banco di Roma, presieduta da Profumo. Profumo è un altro alfiere dell'etica negli affari, vota alle primarie del PD, si fa vedere mentre vota alle primarie. Probabilmente è anche uno di valore, può essere che sia una vittima di una speculazione internazionale o politica. E' l'unico che sta tenendo testa a Geronzi, peraltro dopo avercelo fatto entrare lui. Bene, il suo vice presidente - di Unicredit - è Fabrizio Palenzona.
    Fabrizio Palenzona, secondo i magistrati di Milano che hanno seguito l'indagine sulle scalate bancarie, si è preso un milione di euro - lui nega, vedremo - dalla Banca Popolare di Lodi di Giampiero Fiorani, per difendere la banda del buco che nel 2005 voleva arraffarsi l'Antonveneta. Poi le due scalate... Qualcuno lo ricorderà, è un tipo corpulento, enorme. E' stato presidente della Provincia di Alessandria per la Margherita, oggi è molto vicino a Berlusconi ed è indagato per concorso in infedeltà patrimoniale, vedremo come va a finire l'indagine, proprio per quel miliardo che i dirigenti Fiorani & C. della Popolare di Lodi dicono di avergli dato, perché sostenesse i buoni, che erano loro.
    Anche loro ovviamente sono per l'etica nella finanza, ci mancherebbe altro!
    Sono tutti per l'etica nella finanza.
    Resta Berlusconi, che abbiamo lasciato da parte perché ha la fortuna di poter mentire, raccontare quello che vuole tanto non c'è nessuno che lo smentisce e quando non c'è lui in grado di mentire, perché distratto, ha altro da fare, qualche ragazza da sistemare, cose così, c'è Bruno Vespa che mente per conto suo. Vespa è il bugiardo in seconda, sta in panchina nella squadra dei bugiardi, quando Berlusconi esce, entra Vespa. L'altra sera Vespa faceva un Porta a Porta. Da una parte c'erano Di Pietro e Rosy Bindi, dall'altra Cicchitto e Gasparri, le due teste più fini del popolo della libertà.
    A un certo punto ha smesso di arbitrare il match e si è messo a pestare uno degli ospiti.
    Indovinate chi? Di Pietro. Ha cominciato a pestarlo imputandogli di aver perseguitato Berlusconi che, a suo dire, avrebbe avuto 26 processi, questo dice Vespa. Di Pietro cercava di spiegargli che lui ne aveva avuti 33 a Brescia, solo che è stato sempre stato assolto mentre Berlusconi quasi mai.
    E Vespa ha cominciato a urlare: "Su 26 processi, a parte i quattro in corso, Berlusconi è sempre stato assolto".
    Allora Di Pietro ha detto: "No, ci sono anche le prescrizioni", allora Vespa ha detto: "Si è vero, quattro sono finiti in prescrizione però gli altri 18 tutti in assoluzione, per esempio quello sulle tangenti alla Guardia di Finanza assolto con formula piena".
    Poi ha detto: "E' un'anomalia che tutti questi processi siano nati dopo che lui è entrato in politica", facendo intendere che sono nati perché lui è entrato in politica, per colpirlo politicamente.
    E Di Pietro diceva: "No, alcuni erano iniziati prima!". E Vespa: "C'è persino il caso dell'acquisto da parte del Milan di Lentini che era uguale a quello dell'acquisto da parte della Juventus di Dino Baggio, tutti e due comprati con fondi neri solo che Berlusconi è stato condannato mentre Agnelli per la Juventus non è stato nemmeno chiamato a testimoniare".
    Ha cominciato a raccontare un sacco di balle una dopo l'altra in modo che fosse materialmente impossibile riuscire a rintuzzarle e a smontarle tutte. Voglio farlo qui, in questi pochi minuti che mi restano, proprio perché questa balla la sentite da anni e la sentirete ancora nei secoli dei secoli.
    Quindi è bene sapere che non è vero. Non è vero niente. Tutto ciò che ha detto Vespa. Non che ce ne fossero dei dubbi, ma vi dico anche le altre cose.
    Il fatto che Vespa menta credo sia ormai patrimonio comune, fatto notorio.
    Vi dico anche come sono andate le cose, poi potete controllare: per fortuna ci sono gli strumenti per controllare.
    Intanto Vespa ha detto che Berlusconi si è fatto "solo" quattro leggi ad personam, come se ci fosse un bonus di cui può approfittare un premier.
    In realtà non se ne potrebbe fare nemmeno una, comunque Berlusconi se ne è fatte 16.
    Decreto Biondi nel '94, Legge Tremonti per gli sconti fiscali alle aziende - compresa la Fininvest - nel '94, rogatorie nella successiva legislatura presieduta da Berlusconi, falso in bilancio, Cirami, Maccanico, Schifani, Ex-Cirielli, Gasparri, decreto salva-Rete 4, legge Frattini sul conflitto di interessi, condono fiscale, condono ambientale, legge Pecorella che aboliva il processo di appello per il PM, e in questa legislatura legge blocca processi, legge Alfano e prossimamente legge sulle intercettazioni.
    Figuratevi se sono quattro. Sono sedici.
    Seconda balla: non è vero che Berlusconi ha avuto i suoi primi processi dopo la discesa in campo nel '94.
    Nell'83, undici anni prima della discesa in campo, la Guardia di Finanza indagava su Berlusconi per traffico di droga. Inchiesta poi archiviata.
    Nel 1989 Berlusconi dichiara il falso davanti al Tribunale di Venezia, che sta processando i giornalisti Guarino e Ruggeri che hanno scritto il primo libro inchiesta su Berlusconi, sul "Signor TV", e che Berlusconi ha trascinato in Tribunale indirettamente denunciando giornalisti che hanno recensito quel libro. Gli chiedono se è vero se si fosse iscritto alla P2, lui dice due balle sulla P2: non ho mai ricevuto la tessera, non ho mai pagato la quota. In realtà ha ricevuto la tessera, ha pagato la quota, risulta tutto per atti. Lui mente alla giustizia, viene incriminato per falsa testimonianza. La Corte d'Appello lo dichiara colpevole ma amnistiato perché nel frattempo il Parlamento ha approvato l'amnistia del 1990.
    Due processi a lui personalmente, un'inchiesta e un processo, prima della discesa in campo.
    Poi inizia Mani Pulite. Mani Pulite scopre una serie di reati commessi da tutti i principali collaboratori di Berlusconi. Nel 1993 sono già entrati in galera suo fratello, Brancher, Roncucci... un sacco di manager di Publitalia, dell'Edilnord e del gruppo Fininvest per avere pagato tangenti sulle discariche, in cambio della vendita di immobili Edilnord al fondo pensioni Cariplo, fondi neri di Pubblitalia. C'è già in piedi l'affare dei fondi neri del Milan.
    Insomma, manca soltanto Berlusconi, come spesso accade nelle indagini, salendo di grado a un certo punto si arriverà al capo. Ed è proprio in questa fase, per evitare di essere incriminato oppure per esserlo una volta entrato in Parlamento, che Berlusconi si butta in politica.
    Vi ricorderete che diceva sempre a Biagi e Montanelli che poi l'hanno raccontato: "se non vado in politica vado in galera e fallisco per debiti". Quindi, non è vero che le indagini partono dopo la discesa in campo: le indagini partono prima e la discesa in campo è il risultato delle indagini.
    E' esattamente il contrario di quel che dice lui, che attribuisce le indagini come risultato della sua discesa in campo. Infatti, lo ha scritto nero su bianco il GIP di Brescia Bianchetti a cui Berlusconi aveva denunciato il pool di Milano accusandolo proprio di averlo attaccato politicamente. "L'impegno politico del denunciante e le indagini ai suoi danni non si pongono in rapporto di causa ed effetto. La prosecuzione di indagini già iniziate - prima della discesa in campo - e l'avvio di ulteriori indagini collegate in nessun modo possono connotarsi come un'attività giudiziaria originata dalla volontà di sanzionare il sopravvenuto impegno politico dell'indagato". Appunto è proprio probabile che l'impegno politico dell'indagato sia la conseguenza delle indagini che stavano arrivando a lui.
    Terzo: Berlusconi non ha avuto 26 processi ma 15. Vespa non sa quello che dice.
    * Cinque processi sono in corso: corruzione di Saccà, corruzione di senatori, corruzione giudiziaria di Mills, fondi neri Mediaset, Telecinco in Spagna. In corso ma congelati dal lodo Alfano.
    Altri dieci processi si sono già conclusi. Poi, certo, ci sono anche le indagini ma quelle sono state archiviate, non sono processi, ed erano quelle per mafia, per riciclaggio, per concorso nelle stragi del '92 e '93.
    Dieci processi conclusi. Come si sono conclusi, sempre assolto come dice Vespa? Ma nemmeno per sogno!
    E' stato assolto solo tre volte, nel merito. Due con formula dubitativa, cioè per la vecchia insufficienza di prove che adesso è assorbita dal comma 2 dell'articolo 530 cioè quando la prova è insufficiente o non regge: per i fondi neri della Medusa Cinema e per le tangenti alla Guardia di Finanza, insufficienza probatoria. Non formula piena: formula dubitativa.
    La formula piena l'ha avuta una sola volta per il caso SME-Ariosto, reato di corruzione giudiziaria. Altre due assoluzioni, il processo All Iberian falso in bilancio e il processo SME-Ariosto falso in bilancio, recano questa formula: "Il fatto non è più previsto dalla legge come reato". Traduzione: era reato quando l'ha commesso, se avesse lasciato le cose come stavano veniva condannato, ma lui l'ha depenalizzato appena andato al governo.
    Si è assolto da solo per legge, altro che formula piena! Per il resto, abbiamo visto tre assoluzioni di cui due dubitative, due autodepenalizzazioni del reato, rimangono cinque processi.
    Come si sono conclusi? Due con l'amnistia, falsa testimonianza sulla P2 e falso in bilancio sui terreni di Macherio, poi ci sono le prescrizioni.
    Abbiamo detto 3 assoluzioni, due con formula dubitativa e una con formula piena, altre due assoluzioni per autodepenalizzazione e fa cinque, i processi finiti sono dieci.
    Gli altri cinque come sono finiti? In prescrizione. Cinque su dieci.
    Sempre grazie alle attenuanti generiche che com'è noto non si concedono agli innocenti. Agli innocenti non dai le attenuanti, dai l'assoluzione.
    E' ai colpevoli che si danno le attenuanti, se no cos'hai da attenuare?
    Attenuanti generiche per quali processi? All Iberian, fondi neri a Craxi, 23 miliardi in Svizzera, Lentini, falso in bilancio per i fondi neri con cui fu pagato Lentini al Torino Calcio, bilanci della Fininvest fasulli dall'88 al '92, bilancio consolidato Fininvest nel quale non erano stati scritti 1500 miliardi di fondi neri parcheggiati su 64 società Off shore, prescrizione anche questo.
    Mondadori, infine, corruzione del giudice Metta da parte di Previti con soldi della Fininvest per portare via la Mondadori a De Benedetti.
    Voi vedete che queste prescrizioni sono determinate dalle attenuanti generiche ma anche, per i casi di falso in bilancio, dalla riforma del falso in bilancio che per la parte per cui il falso in bilancio è rimasto ancora reato, ha diminuito le pene quindi accorciato la prescrizione.
    Si è auto prescritto nei casi di falso in bilancio.
    Voi vedete che, dunque, per le mazzette alla finanza Vespa mentiva, non c'è nessuna formula piena: insufficienza probatoria.
    Voi vedete che il caso Lentini non era analogo a quello di Dino Baggio. Dino Baggio fu pagato con dei fondi che provenivano dal patrimonio personale dell'Avvocato Agnelli che fece una donazione, quindi formalmente non commise un reato.
    Invece Berlusconi e Galliani i soldi neri per pagare Lentini al Torino li presero dalle casse occulte del gruppo Fininvest, non nel bilancio ufficiale, e per questa ragione Berlusconi fu indagato.
    Poi il processo finì in prescrizione grazie alla legge che lui stesso aveva fatto sul falso in bilancio.
    Vespa, quando dice che Berlusconi non è stato condannato per Lentini, mente per l'ennesima volta.
    Questa è, in estrema sintesi - scusate se oggi mi sono dilungato un po' di più - l'etica nella finanza e questi sono i personaggi che sono incaricati di riportare l'etica nella finanza.
    Questa settimana due suggerimenti: uno, tenete a bada il portafoglio, perché se questi sono i maestri dell'etica della finanza tenete a bada il portafoglio, secondo, passate parola!"

    * UNA PICCOLA PRECISAZIONE SU QUANTO HO DETTO NEL PASSAPAROLA DI OGGI
    I processi al Cavaliere sono finora 17: 5 in corso (corruzione Saccà, corruzione senatori, corruzione giudiziaria Mills, fondi neri Mediaset, Telecinco in Spagna) e 12 già conclusi, più varie indagini archiviate (6 per mafia e riciclaggio, 2 per le stragi mafiose del 1992-’93, ecc.). Ricapitolando, nel dettaglio. Nei 12 processi già chiusi, le assoluzioni nel merito sono solo 3: 2 con formula dubitativa (comma 2 art.530 Cpp) per i fondi neri Medusa e le tangenti alla Finanza (“insufficienza probatoria”), 1 con formula piena per il caso Sme-Ariosto/1. Altre 2 assoluzioni – All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2 - recano la formula “il fatto non è più previsto dalla legge come reato”: l’imputato se l’è depenalizzato (falso in bilancio). Per il resto: 2 amnistie per la falsa testimonianza sulla P2 e un falso in bilancio sui terreni di Macherio; e 5 prescrizioni, grazie alle attenuanti generiche, che si concedono ai colpevoli, non agli innocenti: All Iberian/1 (finanziamento illecito a Craxi), caso Lentini (falso in bilancio con prescrizione dimezzata dalla riforma Berlusconi), bilanci Fininvest 1988-’92 (idem come sopra), 1500 miliardi di fondi neri nel consolidato Fininvest (come sopra), Mondadori (corruzione giudiziaria del giudice Metta tramite Previti, entrambi condannati). Marco Travaglio

    Bici a Milano

    Lo smog in città si combatte con le biciclette. A Milano lo smog è incentivato. Chi inquina di più, se paga, può entrare in centro in auto e avvelenare l'aria. Questa idiozia comunale è stata chiamata Ecopass, il pass ecologico. Chi prende la bici rischia invece la vita per la mancanza di piste ciclabili e di ogni tipo di supporto. Molti milanesi muoiono ogni anno sulle due ruote travolti dalle auto e dai camion. A Milano, diceva una canzone, non crescono i fiori e, oggi, neppure le bici.
    Andare in bicicletta, per ora, non è stato ancora vietato dal governo della P2. Per questo il 14 novembre invito tutti i milanesi a prendere la bicicletta per recarsi in ufficio, a scuola o solo per farsi un giro. Anche i non milanesi sono invitati per visitare la città. Io ci sarò con una bici fiammante azionata dalla mia possente massa muscolare. Riprendiamoci l'aria delle nostre città.
    Ascoltate l'intervista a Eugenio Galli, presidente Fiab Ciclo Hobby Milano e, soprattutto, guardate nel video le "ciclabili" di Milano.

    "Nel 1980 il consiglio comunale di Milano approvò un piano di rete ciclabile di 330 chilometri, che secondo gli estensori era sensibilmente inferiore dalla media delle città europee evolute. Da allora ad oggi cos'è successo? Poco! Oggi la rete ciclabile ammonta, contando anche i centimetri che sono sparpagliati qua e là a circa settanta chilometri. Il risultato è però che la rete ciclabile a Milano non c'è. Stiamo parlando di piste ciclabili. Su questo vorrei tornare dopo, brevemente, per chiarire una cosa che secondo noi di Fiab è importante. Gli spezzoni realizzati sono percorsi più o meno in sede protetta. A Milano c'è un unico itinerario protetto e completo che ha un senso di origine e destinazione, che va grosso modo da San Siro al parco Lambro, sono circa venticinque chilometri. Il resto sono dei moncherini sparpagliati qua e là, cento metri di qui, duecento metri di là, che tra di loro non sono collegati, che perciò non si prestano ad essere utilizzati. In sostanza sono sperpero di denaro pubblico, se realizzati con denaro pubblico. In molti casi, per altro, questi spezzoni non sono stati realizzati dal comune, ma sono stati realizzati dalle imprese come scomputi di oneri di urbanizzazione. Quindi l'effetto che si è creato nella città è quello di uno spezzatino alla milanese come ci piace chiamarlo.
    La rete ciclabile esistente ha una serie di problemi significativi che sono: discontinuità importanti perché il ciclista viene improvvisamente abbandonato in mezzo al traffico, un esempio piazzale Lotto, quindi falsa apparenza di sicurezza! La pista ciclabile, tra i suoi requisiti, dovrebbe avere anche quella di garantire la sicurezza ai ciclisti. Problemi di manutenzione, problemi di occupazioni abusive perché si va dal chiosco del fioraio alle macchine parcheggiate abusivamente. Dai cantieri. Adesso è stato per fortuna superato, ma per molti anni un cantiere importante ha insistito sulla pista ciclabile di via San Marco (quello per la ristrutturazione dell'edificio del Corriere della sera eccetera) insomma ingombri di diverso tipo quindi inutilizzabilità. Ingombri anche temporanei per esempio in occasione di mercati. Ci sono problemi di progettualità, per esempio là dove ci sono curve a gomito. Ci sono problemi di realizzazione là dove i materiali utilizzati sono stati collocati in maniera sbagliata. La pista ciclabile di via San Marco è fatta in pavé e porfido, quindi quanto di più inidoneo all'utilizzo da parte dei ciclisti. Spesso è ondivaga, anche questo è un difetto progettuale, vuol dire che chi l'ha pensata e chi l'ha realizzata, non ha tenuto conto delle effettive esigenze di chi la utilizza, cioè del destinatario finale che è il ciclista. Il quale va dritto. A volte ci sono dei gradini, degli sbalzi, che per una macchina o una moto fortemente ammortizzati possono essere sorpassati per il ciclista, invece costituiscono un problema. Insomma, questo soltanto per dire che sull'unica vera pista ciclabile di Milano c'è un lungo elenco di problemi, il resto sono moncherini. E sono soldi gettati al vento. Dopodiché, non possiamo pensare di parlare di mobilità ciclistica solo pensando alle piste ciclabili. E' un concetto che dev'essere superato da parte dei politici, da parte dei tecnici, da parte dei media, da parte dei cittadini. Insomma i politici ne dicono talmente tante, anche quelli che hanno compiti di altissima responsabilità che non mi stupisce più nulla. Quella frase poi è stata smentita, ma indipendentemente dal fatto che sia stata detta. Io sono certo che ci sia chi, a Milano e non solo, che la bici va bene purché non tolga spazio alle auto però è una banalità perché anche un pedone toglie spazio alle auto, secondo noi la città ha bisogno di decidere che cosa vuole fare. Fare! Cioè se si vuole creare una città a misura d'auto o una città a misura di cittadino. E' una polemica assurda ed è tanto più assurda se si pensa che a Milano, sul tema della mobilità ciclistica siamo fermi praticamente da trent'anni. Qui ci sono responsabilità pesanti, è inutile però stare a rinvangare il passato, noi cerchiamo di dialogare con tutti indistintamente, anche dal colore politico, intendo noi come associazione Fiab Ciclobby, però il senso di una collaborazione virtuosa è che poi si arrivi a delle realizzazioni che siano soddisfacenti rispetto alle esigenze, rispetto al fabbisogno. Ecco che una discussione che si annoda su ciò che Milano farà, o su ciò che Milano, com'è successo la settimana scorsa, non farà, è una discussione inutile.
    E' un grosso errore pensare di affrontare la promozione dell'uso della bici che è un mezzo che non ingombra, non inquina, non fa rumore, i cui vantaggi molti conoscono perché oggi, o magari già da tempo la utilizziamo, occupandoci solo di piste ciclabili. Noi non chiediamo piste ciclabili ma chiediamo una città ciclabile nel suo complesso. Per esempio non è possibile pensare di realizzare piste ciclabili sull'intero reticolo stradale, ma vogliamo che sull'intero reticolo stradale si possa andare in sicurezza in bici. Come fare? Oltre alle piste parliamo di corsie ciclabili. Cioè di strisce disegnate sull'asfalto. Esistono ovunque in Europa, anche in Italia si stanno affermando sempre più, anche se esistono degli ostacoli burocratici maggiori, da parte dei tecnici del ministero soprattutto che frappongono interpretazioni molto restrittive sempre sul tema che diventa un po' una sorta di totem della sicurezza che viene interpretata in maniera restrittiva nei confronti dell'utenza a mobilità debole o cosiddetta dolce che è quella della bici. Corsie ciclabili sono facilissime da realizzare e hanno dei costi sensibilmente inferiori. Si possono fare praticamente ovunque. Penso per esempio all'asta, per i milanesi nota e gettonatissima che va da viale Monza e via Padova a Corso Buenos Aires a corso Venezia e quindi in centro, Milano è una città come un reticolo a forma di ruota di bicicletta tra l'altro, bene quest'asta gettonatissima è pericolosa! Piazzale Loreto è uno dei punti a più alta incidentalità anche con morti oltre che con feriti. Quest'asta potrebbe essere messa in sicurezza con corsia ciclabile non con pista ciclabile. Quindi, mobilità si affronta con corsie, con piste ciclabili, con interventi sulla segnaletica. C'è il tema della sosta: chi arriva in qualunque posto, al teatro al cinema al bar al ristorante all'ufficio a fare la spesa eccetera, deve trovare un posto, dove parcheggiare. Oggi c'è un parcheggio spesso selvaggio addirittura contro le regole. Si lega la bici al palo della luce, del semaforo, agli archetti antisosta, addirittura a volte ostacolando chi arriva a piedi. Quindi l'un contro l'altro armati, utenze deboli una contro l'altra non ha assolutamente senso. Occorrono perciò aree e spazi di parcheggio appositamente attrezzati con attrezzature idonee. Anche queste vanno pensate: non basta quella che lega solo la ruota ma occorre quella che lega ruota e telaio. Chi va in bici questo lo sa, chi lo progetta spesso non lo sa. C'è il tema dell’intermodalità cioè dell'utilizzo combinato di mezzi di trasporto differenti. La bici deve poter accedere anche al mezzo pubblico: la metropolitana anche i mezzi di superficie. A Strasburgo è così, a Vienna è così, a Berlino è così. A Milano e in Italia c'è una fortissima restrizione. E' di oggi un comunicato stampa della Fiab che si allaccia al discorso dei cani sui treni, noi ci chiediamo che cosa dobbiamo fare per avere un dialogo produttivo ed efficace con chi gestisce i mezzi di trasporto, che ancora oggi è sordo alle esigenze della mobilità sostenibile. Utilizzare i mezzi pubblici vuol dire anche avere dei parcheggi di corrispondenza delle fermate. Stazione Centrale di Milano, la più grossa stazione ferroviaria italiana oggi ha quarantotto posti biciclette. In futuro quanti ne avrà? Dipende! Nel novembre del 2007, cioè l'anno scorso quasi un anno fa, io come rappresentante della Fiab regionale della Lombardia insieme a V.a.s. abbiamo scritto al sindaco Moratti proprio sui lavori di ristrutturazione in corso alla stazione centrale di Milano, chiedendo che fosse realizzata una bici stazione. Abbiamo ricevuto qualche settimana fa, quindi i tempi sono questi, una risposta molto garbata in cui si condividono pienamente le nostre proposte, le nostre obiezioni, le nostre osservazioni, ma ci si dice che quel progetto non soltanto è datato a un periodo che risale all'amministrazione dell'ex sindaco Albertini (per non dimenticarcene che aveva tutt'altra sensibilità su questi temi cioè non ne aveva nessuna) e per giunta in avanzato stato (io direi di decomposizione) ma comunque di attuazione, cioè vuol dire: "Guardate non si farà, in futuro, però ce ne saranno addirittura sette di bici stazioni, una per ogni stazione e addirittura una all'aeroporto di Linate" benissimo, peccato che stiamo parlando del futuro, magari quello dei nipoti, nemmeno quello dei nostri figli. Io dico che è troppo. Il nostro fondatore Luigi Riccardi, riprendendo la frase di un economista, era solito dire "I tempi lunghi sono quelli in cui saremo tutti morti" L'ultimo aspetto è quello dei servizi all'utenza: bike sharing, cartografie, la segnaletica dedicata al ciclista, le mappe interattive sono tutti servizi aggiuntivi che servono ad un'utenza qualificata. Tutto questo per chiarire definitivamente che chi vi dice: "Bici uguale pista ciclabile" vi sta prendendo per il naso. Non credetegli." Eugenio Galli, presidente Fiab Ciclo Hobby Milano