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L' incostituzionalità di berlusconi!"Buongiorno a tutti. Il Presidente del Consiglio lo ha annunciato, presentando un libro di Bruno Vespa peraltro edito da lui stesso e infatti ha detto: "compratelo per far contento l'editore!". In questa gaia circostanza, tra applausi e battutacce sporche, a un certo punto il nostro premier ha annunciato che riscriverà la Costituzione a sua immagine e somiglianza, quindi immaginate come la riscrive, e soprattutto a colpi di maggioranza. Dato che la sua maggioranza è lui, se la riscrive da solo. Naturalmente ha detto: "mi rendo conto che per riscrivere la Costituzione ci vogliono i due terzi del Parlamento" altrimenti bisogna andare prima a sottoporre questa riforma ai cittadini in un referendum dove non c'è quorum, quindi il verdetto è secco. O i cittadini approvano la riforma ed entra nella Costituzione, o la bocciano e viene spazzata via come fu spazzata via la famosa devolution di Bossi nel 2006. Formalmente, il Presidente del Consiglio ha presente l'articolo 138 della Costituzione che gli impedisce di fare da solo a colpi di maggioranza "50% +1". Questa lui ha, è ampia ma poco più del 50% in Parlamento, non certamente quei due terzi richiesti con doppia lettura a Camera e Senato, per poter riformare la Costituzione dentro il Parlamento senza coinvolgere i cittadini. Allora uno dice "va bene: lo può fare, lo farà". Per quale motivo c'è questa corsa a coinvolgere l'opposizione? Per una questione numerica. E' vero che siamo un popolo decisamente rincoglionito, non tutti ma una discreta parte sì. E' vero che siamo un popolo che non ha mai manifestato un grande affetto nei confronti della Costituzione come di tutte le Istituzioni e gli elementi di garanzia. E' anche vero che, quando siamo stati chiamati a votare pro o contro una riforma costituzionale come la devolution, abbiamo votato no. E abbiamo votato no perché comunque la capacità di mobilitazione intorno ai princìpi, e non intorno ai soldi, per fortuna esiste ancora tra coloro che vogliono difendere la Costituzione del 1948 così come ce l'hanno regalata i nostri padri costituenti dopo due anni di lavoro. Poi la prospettiva che venga riscritta da gente come Calderoli, Cicchitto... piduisti, inquisiti ecc. fa ancora un certo effetto. E soprattutto perché il referendum si terrebbe, visti i tempi necessari per approvare la riforma in Parlamento che sono molto lunghi, fra tre o quattro anni. Se l'esperienza non inganna, fra tre o quattro anni gli italiani a Berlusconi gli vorranno mettere le mani addosso. Spero che non lo facciano, naturalmente, anche perché tutti contro uno sarebbe sleale, ma come già accaduto l'altra volta quando governò per tutti i cinque anni dal 2001 al 2006 diventa evidente che Berlusconi non è in grado di governare. Non è che lo faccia apposta per cattiveria: proprio non è il suo ramo, non gliene frega niente, è disinteressato al tema. Sonnecchia durante l'ordinaria amministrazione. Lui da il meglio di se nelle campagne elettorali e poi, tra una campagna elettorale e l'altra, si ridesta meravigliosamente quando passano davanti le ragazze del Grande Fratello, allora le riceve a Palazzo Chigi, oppure quando sente parlare di Mediaset, Europa7, frequenze, processi, Mills... Le parole per ridestarlo, per farlo saltare come la rana di Galvani con la scossa elettrica, sono Milan, Mediolanum, Previti, Dell'Utri, Mangano... cose di questo genere. Per il resto, il governo non è affare suo quindi non se ne occupa. Non è che non vuole governare: non sa governare perché non gliene frega assolutamente niente salvo ciò che riguarda gli affaracci suoi. Quindi, messo alla prova, il tempo di rendersi conto che non è in grado di governare, soprattutto in periodi di crisi come questi, e la maggioranza degli italiani, più o meno sostenuta, scopre che lui non è in grado di governare. Lui perde i consensi: l'altra volta tra il 2001 e il 2006 si è votato nel 2002, 2003, 2004, 2005 e nel 2006. Elezioni regionali, comunali, provinciali, suppletive, europee e poi politiche. Lui le ha perse tutte, dopo averle stravinte nel 2001. Perché? Perché basta un anno, un anno e mezzo di suo governo per far crollare i consensi. Adesso che c'è la crisi ancora peggio: c'è il rischio che non ci si limiti a togliergli il consenso ma che qualcuno voglia prendersela con lui in maniera più accanita. Non dimentichiamo come finiscono, storicamente, in Italia le grandi ubriacature sotto il balcone del ducetto di turno: nel 1945 siamo finiti a Piazzale Loreto con Mussolini bersagliato e sputacchiato da coloro che l'avevano osannato fino al giorno prima. Nel 1992-1993 siamo finiti all'Hotel Raphael con il lancio di oggetti, monete e banconote naturalmente false se no raccoglieva pure quelle, a Bettino Craxi. Quindi è molto probabile che si rischi una nuova versione di questi disamoramenti improvvisi e piuttosto traumatici, quindi tenevi pronti perché bisognerà difendere Berlusconi dai suoi attuali fans che cercheranno di fargli la pelle. Lui lo sa che quando si voterà per il referendum a confermare o smentire la sua riforma costituzionale della giustizia, la gente non ne potrà più di lui e gli voterà contro al di là del merito della riforma, ma semplicemente per dargli un bel calcio nel sedere e accelerare la sua dipartita da Palazzo Chigi. L'abbiamo già vista questa scena e si ripeterà paro paro questa volta. Ecco perché lui ha bisogno di fare tutto in Parlamento, tutto all'interno della Casta senza coinvolgere i cittadini, a prescindere da quello che pensano i cittadini. Lo fa alla sua maniera, dicendo che lui va da solo e non ha intenzione di sedersi al tavolo, ma sa benissimo di non poter fare da solo, per la ragione appena vista. Ha bisogno di un pezzo dell'opposizione: dell'UDC, che come al solito è disponibile; di un pezzo del PD, e anche lì persone disponibili se ne trovano a iosa; di Di Pietro non ha speranza; la sinistra radicale in Parlamento non c'è. Se riesce a prendersi l'UDC e un pezzo del Partito Democratico per fare insieme la riforma costituzionale, a noi cittadini non ci interpella nemmeno. Lui fa tutto e questa tragedia che si sta per compiere della riforma costituzionale a sua immagine e somiglianza va direttamente dentro la Costituzione. Noi non ci possiamo fare niente, non si può nemmeno fare un'eccezione di incostituzionalità o un conflitto di attribuzione fra i poteri dello Stato, perché quando una norma sta nella Costituzione anche la Corte Costituzionale deve subire in silenzio. Il Partito Democratico fin'ora si è dimostrato totalmente inutile, se ci fosse o non ci fosse nessuno se ne sarebbe accorto, le leggi porcata sono passate tutte, il Capo dello Stato le ha firmate tutte, non c'è mai stato ostruzionismo. Fin'ora il PD era totalmente inutile. Ora si rivela improvvisamente decisivo pro o contro la controriforma di Berlusconi. Lasciamo perdere l'UDC che ormai su queste cose... appena sentono parlare di mettere le mani sulla giustizia per loro è musica: il partito di Cuffaro, Cesa... "Io c'entro" che è uno slogan ma anche una confessione. Se il PD tiene botta e non accetta di sedersi al tavolo di Berlusconi, lui in Parlamento questa riforma autosufficiente non la può fare, deve chiamare noi cittadini a votare. Il PD ha, in questo momento, un'arma formidabile. Un'arma che va al di la della guerra fra destra e sinistra: è un'arma che è "difendiamo la Costituzione" oppure no. Se, insieme a Di Pietro, diranno di no e lo diranno nelle piazze per cominciare a sensibilizzare la gente su questo allarme terribile, probabilmente si riuscirà a sventare questa riforma che è molto peggio della devolution che sfasciava lo Stato unitario e che fu respinta proprio nel referendum confermativo, nel giugno del 2006. Invece, come avete visto, già partono i primi segnali di disponibilità al dialogo dai vari Anna Finocchiaro, Massimo D'Alema, Tenaglia - il ministro della giustizia ombra del PD. E il pretesto usato è lo "scontro fra procure" di cui si sta ancora tanto parlando a proposito della perquisizione condotta dalla procura di Salerno in quella di Catanzaro, per sequestrare delle carte che quella di Catanzaro aveva sempre negato, illegalmente, nel silenzio del CSM, dell'Associazione Magistrati, della Procura generale della Cassazione e del Quirinale. Lasciamo perdere: l'abbiamo spiegato settimana scorsa che non c'è nessuno scontro fra procure. Qui c'è uno che pesta l'altro il quale sta facendo il suo dovere, non può esserci uno scontro fra due figure così diverse. Giovedì sera ad Annozero racconteremo tutto quello che c'è da raccontare, spero che ci riusciremo. Il pretesto della guerra fra procure, che non esiste, diventa occasione per dire che bisogna riformare la giustizia, per impedire che si ripetano guerre fra procure. Non esiste nessuna riforma della giustizia che possa impedire il presunto scontro fra procure. Perché? Perché questo presunto scontro nasce dal fatto che c'è una procura della Repubblica che scopre che in un altro Palazzo di Giustizia, quello di Catanzaro su cui Salerno è competente, si stanno commettendo dei reati. Dato che i magistrati, per fortuna, sono dei cittadini uguali a tutti gli altri e sono soggetti al codice penale, la legge stabilisce che quando un magistrato di Catanzaro commette dei reati se ne devono occupare i colleghi di Salerno, per evitare che se ne occupino i vicini di stanza a Catanzaro. Poi si può discutere se il decreto di perquisizione era troppo lungo o troppo corto, conteneva troppi elementi, troppo pochi... chissenefrega. L'importante è che Salerno deve, per legge, perseguire i reati di Catanzaro. Ci sarà mai una riforma che potrà impedire che Salerno vada a prendere gli atti a Catanzaro, a dare gli avvisi di garanzia ai magistrati inquisiti, i quali a loro volta si incazzano e commettono degli abusi mettendosi ad indagare sui magistrati di Salerno che indagano su di loro? Risequestrando le carte appena sequestrate? E' evidente che è impossibile fare una riforma che impedisca questo: bisognerebbe stabilire che i magistrati non sono più soggetti alla legge, possono commettere i reati che vogliono e nessuno li va a prendere. Un'estensione del lodo Alfano ai 10.000 magistrati che abbiamo oggi in servizio: vogliamo questo? Vogliamo che i magistrati, come ci viene raccontato falsamente, non paghino per i loro errori e i loro reati? Spero di no. Non c'è altra riforma che avrebbe potuto impedire a Salerno di andare a indagare e perquisire i colleghi di Catanzaro. Dice: "ma quelli di Catanzaro hanno poi indagato quelli di Salerno e contro sequestrato le carte". Si, ma lì non c'è bisogno di una riforma per impedirlo: è già vietato adesso fare quello che hanno fatto. Come abbiamo spiegato, dato che Catanzaro non è competente sui colleghi di Salerno, se ritiene che questi abbiano commesso dei reati, doveva rivolgersi alla procura competente, quella di Napoli, e fare un esposto affinché Napoli vedesse se a Salerno c'era qualcosa che non andava. Non volevano il sequestro delle carte della loro indagine? Sapete cosa si fa quando si ritiene che un sequestro sia infondato? Si ricorre davanti al Tribunale del riesame contro un provvedimento cautelare che è stato preso. Poi si ricorre in Cassazione. I magistrati, invece di seguire le regole, si sono contro sequestrati il materiale invece di ricorrere al riesame, come avrebbero potuto fare. Voi capite che è già tutto scritto, nelle leggi, cosa bisogna fare: non c'è bisogno di nessuna riforma, almeno dal punto di vista di quello che è stato chiamato lo "scontro fra procure". Allora cosa vogliono fare? Usare questa vicenda, che non ha bisogno di alcuna riforma per essere risolta - basterebbe applicare le regole che ci sono e punire chi non le rispetta - che ha colpito l'opinione pubblica anche perché è stato raccontato in maniera falsaria da giornali e televisioni, per fare altro. Cioè, per fare in modo che la magistratura venga messa sotto il controllo del potere. Guardate, io capisco che qualcuno sta sbadigliando: "ancora con questa storia dell'indipendenza della magistratura, noi non arriviamo alla fine del mese". Attenzione: propri per chi non arriva alla fine del mese è più allarmante quello che si sta cercando di fare. Finché la legge è uguale per tutti. Finché i magistrati sono obbligati a far rispettare la legge in maniera uguale per tutti. Finché i pubblici ministeri sono obbligati a prendere in considerazione qualunque denuncia da chiunque sia stata presentata, contro chiunque sia stata presentata, noi, quelli che non hanno potere, quelli che vivono del loro stipendio e che spesso non riescono nemmeno a farselo bastare. Quelli che non hanno le spalle coperte da qualche padrino, come facciamo a ottenere giustizia? Andiamo, presentiamo le nostre denunce contro chi ci sta facendo un sopruso o un torto e sappiamo che, se il magistrato applica la legge, deve prendere in considerazione la nostra denuncia. Non è che deve darci ragione per forza, ma deve prenderla in considerazione e deve indagare. Se quel magistrato non sarà più tenuto, per legge, a prendere in considerazione tutte le denunce, auguri! Auguri! Se potrà scegliere, auguri! Ma, secondo voi, col clima che c'è in Italia da un bel po' di tempo a questa parte, quali denunce tralascerà un magistrato che vuole vivere tranquillo e fare carriera, e arrivare possibilmente a 75 anni senza essere pestato dai politici e dai suoi superiori e dal CSM? Prenderà in considerazione le denunce dei potenti contro i poveracci, mica le denunce dei poveracci contro i potenti! L'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge serve a chi non ha potere. La giustizia, bellissima definizione di Vaclav Havel, è "il potere dei senza potere". Chi ha potere non ha bisogno della giustizia perché ha mille modi per farti sputare fuori quello che vuole, non c'è bisogno di rivolgersi al giudice per un potente. E' il senza potere che va dal giudice a chiedere di avere ragione contro chi gli ha provocato un torto. Nelle prossime settimane spiegheremo nel dettaglio separazione delle carriere, riforma del CSM, riforma dell'azione penale che non sarà più obbligatoria, riforma dei poteri incrociati degli avvocati e dei pubblici ministeri nel processo. Tutto ciò che stanno cercando di fare e che probabilmente faranno, almeno per quello che riusciranno a fare in Parlamento, speriamo che non riescano a farlo con la maggioranza dei due terzi, cioè speriamo che non trovino i collaborazionisti del PD, altrimenti bisognerà cominciare a chiamarli con il loro nome. Bisognerà cominciare a far sapere alla gente i nomi e i cognomi di coloro che vogliono prestarsi a una manovra golpista del Presidente del Consiglio, per manomettere la Costituzione senza coinvolgerei cittadini. Se riusciranno a fare queste riforme, e temo che almeno in Parlamento, spero non al 66%, riusciranno a farle, noi avremo una giustizia per ricchi. Vi faccio solo un esempio. L'ha proposto Violante, perché il centro sinistra presta i suoi "migliori cervelli" al centro destra per suggerire le soluzioni migliori per portare a termine le sue pessime intenzioni. Il centro destra è pieno di pessime intenzioni, ma anche di somari. Anche dal punto di vista giuridico, sono degli asini. Quante leggi ad personam hanno fatto che non funzionano? Loro credono che una legge scritta in un certo modo produca un certo effetto e poi non lo produce. A parte la ex-Cirielli e la legge sul falso in bilancio, quella sulle rogatorie non ha funzionato, la Cirami non ha funzionato, il lodo Schifani gli è stato spazzato via, probabilmente verrà presto spazzata via anche la legge Alfano. La legge Pecorella, che aboliva l'appello del PM, è stata spazzata via. Stiamo parlando di analfabeti del diritto. Quando hanno bisogno di qualcosa arriva Violante che si propone come consulente non richiesto, ma sempre benvenuto, del povero Angelino Jolie, che basta che lo guardiate in faccia per rendervi conto che non è in grado di compitare nemmeno un pensierino delle elementari. Questa Joint venture Violante-Angelino Jolie ha prodotto un'idea diabolica e pericolosissima: oggi, il pubblico ministero dirige e coordina la Polizia Giudiziaria, l'azione penale l'ha in mano lui, la propulsione delle indagini l'ha in mano lui. Se la Polizia Giudiziaria, polizia, Carabinieri, Guardia di Finanzia, Vigili Urbani, gli segnala: "abbiamo fatto un'indagine e scoperto questo reato, possiamo andare avanti?" il magistrato li delega ad andare avanti. Ma è anche il magistrato che può, a sua volta, prendere delle notizie di reato. Ad esempio, legge su un giornale la denuncia di un cittadino su un giro di abusi edilizi, allora chiama la Polizia Giudiziaria e gli dice di andare a indagare. Quante indagini sono nate da notizie giornalistiche? Quanti bravi giornalisti hanno rivelato degli scandali ai magistrati, i quali poi sono andati e hanno trovato anche i reati! Questo è quello che succede oggi, per cui qualunque notizia di reato da chiunque gli arrivi, il magistrato non solo può ma deve prenderla in considerazione. Siamo tutti più tutelati. In futuro, cosa vogliono fare Violante e il suo ventriloquo Angelino? Vogliono staccare la Polizia Giudiziaria dal pubblico ministero. Il PM se ne sta seduto in ufficio ad aspettare che le forze di Polizia gli portino le notizie di reato. Immaginate i fatti di Genova, dove la Polizia avrebbe dovuto portare le notizie di reato a carico dei capi e di altri esponenti della Polizia. Vi pare che sia possibile? Pensate alla Guardia di Finanza che scopre dei reati commessi dal ministro delle finanze o dal sottosegretario alle finanze. Abbiamo Cosentino, indagato per camorra. Come si può pensare che senza un impulso del PM dei militari alle dipendenze del ministro o del sottosegretario possano mai essere liberi di portare le notizie. Che fine fa il militare che ficca il naso negli affari del suo superiore? Pensate a quanti ufficiali della Guardia di Finanza sono stati fatti arrestare nel 1994 dal pool di Milano perché pigliavano le tangenti. Le indagini le hanno fatte il loro colleghi della Guardia di Finanza: i magistrati di Milano, per rispetto, avevano affidato le indagini sulla Guardia di Finanza, ad altri finanzieri. Ma perché questi finanzieri facevano le indagini? Perché avevano le spalle coperte dal PM! Se no spontaneamente è difficile... Ecco perché il PM deve restare il padrone dell'azione penale: non ha nessun interesse, non dipende da nessuno se non dalla legge, mentre le forze di Polizia, alle quali naturalmente dobbiamo la massima gratitudine perché non sono tutte come le mele marce di Genova o altri posti, dipendono dal governo. La polizia dipende dal ministro dell'Interno, la Guardia di Finanza dal ministero delle finanze e i Carabinieri dal ministro della difesa. Ecco perché il PM lo vogliono separare dalla Polizia. Se il PM non può più agire d'iniziativa ma deve aspettare che le notizie di reato per aprire le indagini gliele portino le forze di Polizia, basta impedire a queste di portargli certe notizie di reato e il PM o passa le sue giornate a girarci i pollici o si dedicherà ai furti di polli, ai piccoli spacci di droga. Ma senza esagerare, perché se si va su, col traffico di droga, magari si scoprono dei potenti coinvolti, nello spaccio o nel consumo. E avanti di questo passo. Che giustizia è questa? E' la giustizia che chiude all'origine il rubinetto dell'azione penale, per cui poi non c'è nemmeno bisogno di mettere il PM alle dipendenze del governo. Non c'è nemmeno bisogno di mettere i Tribunali alle dipendenze del governo: si può benissimo lasciare formalmente indipendente sia il PM sia il giudice, tanto non gli arriva più l'acqua al mulino! Le pale del mulino si fermano... Tutto indipendente: le indagini sui reati di mafia e politica, di collusioni istituzionali, di corruzione, di reati finanziari... tutte le cose scomode, le forze di Polizia istruite dal governo di turno, non le porteranno più, il magistrato non le potrà più avviare se nessuno gli porta l'acqua sul tavolo e quindi le indagini non cominciano nemmeno! Non c'è bisogno di bloccarle dopo: le si blocca alla fonte, non partono nemmeno. Questo è una tutela per il cittadino? No. Immaginate il cittadino che vuole avere giustizia: quando sentite Berlusconi dire che il PM deve diventare l'avvocato dell'accusa dovreste... dovremmo preoccuparci tutti. Perché oggi il PM è quello che fa le indagini per scoprire se io sono colpevole o innocente, e se scopre che io sono innocente ha il dovere di chiedere di assolvermi o archiviarmi. Se diventa l'avvocato dell'accusa diventa una protesi della Polizia. Le forze di Polizia fanno carriera in base alle statistiche: più gente acchiappano nelle retate e più medaglie prendono, indipendentemente se tra quelli che prendono nelle retate c'è qualche innocente. L'importante è fare numero. Se il PM non ha più il compito di vagliare fra i colpevoli e gli innocenti ma è semplicemente l'avvocato della Polizia nel processo, cercherà anche lui di far condannare più gente possibile per avere il cottimo sulle condanne. E se io sono innocente e sono un poveraccio? Se io sono potente, con il mio avvocato faccio le mie contro indagini difensive e riesco a ottenere ragione, ma se sono un poveraccio con l'avvocato d'ufficio? Ve lo vedete un avvocato d'ufficio che paga un investigatore, fa le contro indagini per smontare l'accusa sostenuta dall'avvocato dell'accusa? Ma solo chi se lo può permettere a suon di milioni riuscirà a uscire dai processi essendo innocente, se il PM diventa l'avvocato dell'accusa. Oggi il PM è obbligato a fare le indagini per vedere se io sono colpevole o innocente, non è previsto che faccia l'avvocato dell'accusa. Sostiene l'accusa soltanto quando si è convito che una persona è colpevole, ma prima ha fatto tutte le indagini per vedere se io sono colpevole oppure no. Quante volte i PM chiedono l'assoluzione o l'archiviazione. L'avvocato dell'accusa chiederà sempre la condanna! E' programmato per far condannare. Poi se uno è colpevole o innocente non importa, infatti leggete i giornali: dicono "daremo più potere agli avvocati per fare le indagini difensive". Certo, agli avvocati degli imputati ricchi che potranno permettersi di essere innocenti e di dimostrarlo. I poveri, anche se saranno innocenti, non riusciranno più a dimostrarlo perché spetterà a loro dimostrare di essere innocenti e non al PM. Cerchiamo di ragionarci, perché la direzione verso la quale stiamo andando non è più la democrazia che abbiamo conosciuto, non è più lo Stato di Diritto. La giustizia verso la quale stiamo andando è una giustizia per ricchi. In tempi di crisi quanti sono i ricchi che auspicano una giustizia per ricchi? Spero pochi. L'allarme è alto, teniamolo alto. Se vi interessa, abbiamo lanciato un appello assieme a Massimo Fini sui pericoli che sta correndo la nostra democrazia con la riforma Costituzionale a colpi di maggioranza. Trovate tutto sul sito della Voce del Ribelle, il mensile di Massimo Fini, o sul solito voglioscendere.it dove c'è anche la email per dare la vostra adesione. Passate parola, ci vediamo lunedì." La questione televisiva"Buongiorno a tutti. Ogni tanto c'è qualche illuminato pensatore che sostiene che la televisione in Italia non conta. Che possedere televisioni, in fondo, è marginale. Che il Cavaliere le tiene così, perché ci è affezionato, ma in realtà non cambiano il corso delle cose e delle elezioni. Sarà, però sono settimane che, mentre sulla politica italiana incombe una crisi terrificante o meglio dovrebbe incombere la crisi finanziaria come su tutte le altre classi politiche che stanno dedicandoci tutte le loro energie, la nostra classe politica sta concentrando le sue energie su temi televisivi. La commissione parlamentare di vigilanza, le nomine che verranno fatte probabilmente dalla vigilanza e dalla maggioranza, con la collaborazione della solita quota di collaborazionisti dell'opposizione, entro Natale alla Rai. E adesso la tassa su Sky. E' veramente meraviglioso che, mentre tutto il mondo si sta dando da fare per rilanciare gli investimenti, per mettere in moto l'economia inceppata - poi che siano misure giuste o sbagliate lo vedremo - in Italia il nostro Presidente del Consiglio abbia trovato il modo di approfittare della crisi. Di trasformare la crisi in un'occasione per spezzare le reni ai suoi concorrenti. Voi sapete che è stato bloccato l'adeguamento del canone Rai all'inflazione, e questo può non essere un male vista la media dei programmi della Rai. Il problema è che a deciderlo è il governo di Mediaset. E poi, capolavoro, l'altro giorno è stata elevata dal 10% al 20%, cioè raddoppiata, l'IVA sulle Pay TV satellitari. Dato che di Pay TV satellitari ce n'è sostanzialmente una, cioè quella di Murdoch - nel senso che è la sua piattaforma in abbonamento - il raddoppio dell'IVA dall'oggi al domani, per quanto non affami nessuno, mette ovviamente in difficoltà chi con la Pay TV ci campa. Il che significherà aumento degli abbonamenti per Sky per quei quasi cinque milioni di abbonati che ci sono in Italia e significherà che Murdoch o si accollerà tutto l'aumento della tassa e così andrà praticamente a eliminare l'utile che riesce a fare, oppure la accollerà agli abbonati. Se la accollerà agli abbonati aumenteranno gli abbonamenti, ci saranno persone che pagheranno di più oppure ci saranno persone che non pagheranno più l'abbonamento. Stiamo parlando di quasi cinque milioni di persone, quindi di una bella fetta di Italia anche perché non sono cinque milioni di persone che vedono Sky: sono quasi cinque milioni che pagano l'abbonamento che poi vale per una famiglia di due, tre persone. Io non lo so se sia giusto o meno quello che c'era prima, cioè l'IVA agevolata sulle Pay TV. Non so quindi se sia giusto o non sia giusto il fatto di raddoppiarla e portarla al 20%. Sicuramente è un dibattito ozioso, perché potrebbe essere giusto come non essere giusto in un altro Paese dove a decidere questo aumento è un governo che non possiede televisioni, invece noi abbiamo un Presidente del Consiglio che possiede televisioni che, guarda caso, sono le uniche che non pagano la crisi. La crisi la paga la Rai col blocco del canone, la crisi la paga Sky col raddoppio dell'Iva. L'unico che non paga mai niente è Mediaset, che Berlusconi possiede. E fosse il primo provvedimento favorevole a Mediaset uno potrebbe dire "vabbè, in quindici anni...". No, è l'ennesimo provvedimento favorevole a Mediaset che gode di trattamenti privilegiati dal Parlamento da quando è nata, da trent'anni: dall'inizio degli anni Ottanta. Si cominciò con i famosi decreti Berlusconi varati da Craxi per neutralizzare le ordinanze dei pretori che impedivano la trasmissione in interconnessione, cioè in contemporanea su tutte le reti regionali del network Italia 1, Rete4, Canale5. Si proseguì con il secondo decreto Berlusconi quando il primo non fu convertito in legge. Era il periodo, tra l'altro, in cui le leggi Berlusconi si chiamavano così soltanto dal nome del beneficiario, adesso si chiamano così anche dal nome del loro autore: abbiamo completato l'opera, all'epoca l'autore era Craxi. Abbiamo proseguito con la legge Mammì, che ha di fatto fotografato come una Polaroid il trust: quante televisioni ha Berlusconi? Tre? Perfetto: il limite antitrust è tre televisioni. Poi abbiamo avuto la discesa in campo del Cavaliere quando Craxi e gli amici suoi non potevano più fargli le leggi e quindi ha deciso di farsele lui, personalmente, scrivendo direttamente a mano sulla Gazzetta Ufficiale. Così siamo arrivati al 1994 quando fu varata la legge Tremonti che defiscalizzava gli utili reinvestiti. Berlusconi e Fininvest fecero passare per utili reinvestiti, per nuovi investimenti, l'acquisto di film dall'America, che in realtà erano roba vecchia e non erano nulla di investimento reale, e poi si fecero da soli un'interpretazione che consentiva di fare questa operazione per risparmiare tasse. E quando qualcuno lo fece notare loro risposero: "sì, ma la defiscalizzazione vale per tutte le aziende! Non possiamo mica penalizzare la nostra". Fanno sempre così. E' come quando il figlio di un barone vince un concorso nella stessa università del barone, magari con una commissione esaminatrice presieduta dallo stesso padre barone. Il padre barone intervistato dice: "eh ma mio figlio è bravo, non possiamo mica penalizzarlo per il cognome che ha!" Prima fanno le cose ad personam e poi dicono: "va beh, ma non possiamo mica escludere proprio soltanto la nostra azienda!", dato che le leggi ad personam riguardano sempre una categoria nella quale è prevista la "personam" ma non solo quella. Dopo la legge Tremonti, abbiamo scoperto oggi che "nel 1995 si decise di abbattere l'IVA per le Pay TV". Già, ma in quel periodo Berlusconi possedeva ancora una quota di Pay TV: c'era Tele+ e Berlusconi si era liberato della quota di maggioranza perché la legge Mammì gli vietava di possedere più del 10% di Tele+. E a chi aveva dato queste quote? Le aveva date a una serie di suoi prestanome a cominciare dall'immobiliarista Della Valle, nulla a che vedere con Della Valle Diego, quello della Fiorentina e delle Tods. Quindi, se dicono così, vuol dire che si erano fatti una legge già all'epoca. In realtà è difficile che quella legge l'avesse fatta Berlusconi, perché nel 1995 Berlusconi non governava più. Governava Lamberto Dini, e il ministro delle Poste e delle comunicazioni, però, era l'avvocato Gambino, ex avvocato di Sindona che aveva anche tutelato gli interessi della Fininvest in una serie di cause. Dopodiché abbiamo avuto, nel 1996, la quotazione in borsa di Mediaset. Poi si è scoperto che, secondo la procura di Milano, Mediaset in quel periodo già presentava bilanci falsi e presentò, quindi, prospetti falsi a proposito di certe sue società estere che sfuggivano al consolidato e che quindi fu quotata in borsa sulla base di un prospetto falso, anche se la Consob come al solito dormiva e il ministero del Tesoro pure. Poi abbiamo avuto tutto lo scandalo televisivo con le ripetute sentenze della Corte Costituzionale che hanno imposto di mandare Rete4 sul satellite e che non sono mai state rispettate dal Parlamento, che non le ha mai tradotte in legge. Anzi ha tradotto in legge continue proroghe per consentire a una rete abusiva di continuare a trasmettere sul terrestre anche senza la concessione: in proroga eterna. Nel frattempo abbiamo avuto altri provvedimenti incredibili, come quelli sull'editoria scolastica che naturalmente va a vantaggio di Mondadori, che è di proprietà di Berlusconi anche se lui la controlla dal 1990 in virtù di una sentenza comprata da Previti con soldi della Fininvest estera. Mondadori è leader anche, ovviamente, nell'editoria libraria scolastica. Poi abbiamo avuto addirittura tre provvedimenti con cui si davano incentivi di Stato a chi comprava i decoder per il digitale terrestre - di Mediaset Premium ovviamente. Decoder doppiamente in conflitto di interessi. Perché? Perché lo Stato aiutava i cittadini a comprare i decoder per dimostrare che tutta l'Italia era ormai illuminata dal digitale terrestre, mentre non era vero. Lo Stato diceva: "comprateli che tanto ve ne paghiamo noi una bella quota" - "noi", poi, siamo sempre noi cittadini, lo Stato - e in più si è scoperto anche che una buona parte di quei decoder li produceva un'azienda di cui era azionista Paolo Berlusconi. I soldi che uscivano dalle nostre tasche passavano dalle mani di Silvio e poi venivano girati, indirettamente, nelle mani del piccolo Paolo. Regolarmente, qualunque cosa si faccia, c'è sempre Mediaset che ci guadagna e i concorrenti che ci rimettono. Adesso, questo provvedimento che raddoppia l'IVA per Sky senza toccare minimamente Mediaset se non in minuscola parte, è stato perfettamente orchestrato. Voi vedete come funziona bene il gioco di squadra fra Confalonieri e Berlusconi. Confalonieri, presidente di Mediaset, fa emettere un comunicato da Mediaset il 28 novembre, quando ancora non si sa il dettaglio della manovra fiscale sulla Pay TV. Il 28 novembre esce il comunicato di Mediaset che dice: "Apprendiamo con disappunto l'inserimento all'interno del decreto anticrisi approvato oggi dal Governo, di una norma che inasprisce l'Iva sulle attività di televisione a pagamento. In attesa di leggere nel dettaglio il provvedimento [...], esprimiamo fin da ora la nostra preoccupazione per il futuro di un'attività che Mediaset ha lanciato di recente e che in questo modo verrebbe fortemente penalizzata." E' un capolavoro anche umoristico: qui è Mediaset che parla, ma potete mica pensare che abbia scritto Piersilvio una cosa del genere, è chiaro che c'è la vecchia volpe Confalonieri. Nessun italiano sa ancora il dettaglio di questo provvedimento e già Mediaset si lamenta. Si lamenta perché anche Mediaset, certamente, ha una presenza minuscola nel settore del mercato satellitare. Il problema è che Mediaset, tramite la RTI, Reti Televisive Italiane, occupa il 5% del mercato televisivo satellitare. Sky, il 91%. Allora vedete come sono bravi? Mediaset fa il pianto greco preventivo, in modo che il primo commento sulla legge che ammazza Sky è di Mediaset che dice: "è un danno per noi!". Naturalmente, è un danno che vale 5 su 100. Sky ha un danno che vale 91 su 100! Quindi, il costo per Mediaset è 5, il costo per Sky è 91. Il costo per Mediaset è una caramella, il costo per Sky equivale esattamente agli utili che fa Sky. Però il primo a lamentarsi è Mediaset, in modo che immediatamente l'opinione pubblica si rende conto che il governo sta penalizzando Mediaset. Poi, quando i comuni mortali che non si chiamano Mediaset vengono a conoscenza del dettaglio del provvedimento del governo, comincia a protestare anche Sky. E, naturalmente, a ragione - come abbiamo visto, dato che gli si sta segando il margine attivo annuale. E' il "chiagni e fotti", il solito sistema berlusconiano del "chiagni e fotti". Mentre piange, fotte gli altri. In questo caso, piange Confalonieri e Berlusconi fotte la concorrenza. Questo è un ever green: Montanelli aveva definito Berlusconi il re del "chiagni e fotti". Quando piange stateci attenti: sta fregando qualcuno. Qui ha fatto piangere Mediaset perché si notasse di meno il fatto che stavano dando una mazzata alla principale concorrenza, che naturalmente gli sta portando via un sacco di pubblicità. Voi sapete che la pubblicità si sta trasferendo dalla televisione generalista alla televisione satellitare e a internet, e loro sulla satellitare sono molto deboli - come abbiamo visto - e su internet sono praticamente inesistenti. Voi sapete che dato che internet è ambivalente, parli ma ti rimbalzano, quando questi provano ad andare su internet gli rimbalzano schizzi di sterco da tutte le parti! Bisogna essere credibili per andare su internet, non si può mentire su internet con la stessa facilità con cui si mente davanti alla televisione dove il rimbalzo non c'è. Quindi, su internet loro si sentono in difficoltà e infatti temono per la pubblicità che sta andando un po' verso il satellite e un po' verso internet. La cosa bella è che, di fronte a tutto questo, l'opposizione non sa far altro che parlare di conflitto di interessi. E' una cosa un po' triste e un po' comica allo stesso tempo sentir dire ancora questa parola. "Basta con il conflitto di interessi" detto da persone che sono lì da quindici anni e che hanno avuto sette anni di tempo, due volte al governo, per risolvere il conflitto di interessi o per farne uno scandalo mondiale. Non hanno mai fatto niente, hanno sempre mercanteggiato il conflitto di interessi per un piatto di lenticchie quando addirittura non hanno costruito in casa propria il conflitto di interessi per pareggiare il conto con quello di Berlusconi invece di risolvere il suo, vedi i DS che scalavano una banca insieme all'Unipol. E D'Alema che ancora ieri sera è andato da Crozza a dire che era un'ottima cosa scalare una banca, come se fosse compito di un partito impicciarsi in una contesa bancaria dove ci sono un concorrente estero e uno italiano che dovrebbero battersi ad armi pari. Quindi non trovano di meglio che parlottare, borbottare, gorgogliare... "il conflitto di interessi, vergogna!". Sono giaculatorie, geremiadi che lasciano il tempo che trovano. La stessa parola, conflitto di interessi, non è più spendibile, è logora, superata. Bisogna trovarne un'altra. E l'unica parola che si può trovare, come scriveva il Prof. Zagrebelsky l'altro giorno, è proprio "regime". "Regime" non vuol dire fascismo, vuol dire come viene comandato o governato un popolo quando la parola "democrazia" non va più bene. E' un temine neutro, bisogna affiancare un aggettivo per definire il regime: abbiamo avuto il regime fascista, comunista, nazista, sudamericano, terzomondiale. In Italia abbiamo un nuovo tipo di regime, mediatico affaristico. Naturalmente, le parole, se hanno un senso, devono poi essere accompagnate da gesti concreti. E' chiaro che uno scandalo come quello che vediamo, un presidente del Consiglio che utilizza la crisi, le Istituzioni delle quali si è impossessato legalmente - formalmente è legale il suo essere a Palazzo Chigi - per farsi gli affari suoi, le vendette private, danneggiare la concorrenza e avvantaggiare Mediaset che sta andando malissimo in borsa, come Beppe Grillo ha anche ricordato quando ha proposto paradossalmente l'OPA su Mediaset, è uno scandalo che va denunciato a livello internazionale e va sottolineato con atti concreti. Non si può continuare a stare insieme a Berlusconi e agli altri in commissione di vigilanza, prepararsi a spartirsi le direzioni delle reti e dei telegiornali, e nello stesso tempo denunciare quello che sta succedendo. Per denunciare efficacemente una cosa del genere ci vogliono gesti eclatanti. Il primo, ma mi sembra il minimo, una norma igienica di base, è quello di disertare la commissione di vigilanza. Intanto perché la commissione parlamentare di vigilanza non deve esistere, è una bestemmia. Quando io racconto ai miei colleghi delle televisioni straniere che vengono in Italia a intervistarmi che c'è la commissione parlamentare di vigilanza quelli mi guardano e mi dicono: "ma come... da noi sono le televisioni che vigilano sul governo e sul Parlamento, come potete voi consentire che sia il Parlamento che vigila sulla televisione?". Quindi, sbaraccare questo ente inutile e, dato che c'è e oggi le opposizioni sono in minoranza e non lo possono affossare, disertarlo per delegittimarlo. C'è un presidente che è una specie di fantoccio, di spaventapasseri preso da Berlusconi fra una delle Quinte Colonne che gentilmente le opposizioni gli mettono sempre a disposizione. Villari, detto Vinavillari nel fan club che è nato in suo onore su Facebook. Questo Vinavillari è un eroe italiano, un personaggio da film di Alberto Sordi. Uno del PD eletto dal centrodestra, contro il volere del PD che l'ha espulso e adesso non si sa più bene a chi risponda. Ogni tanto telefona a Mastella, cioè risponde a uno che non sta in Parlamento. Lasciassero il signor Villari con tutti i suoi mandanti in commissione di vigilanza a cantarsele e a suonarsele. Pensate, una bella vigilanza dove i vari epuratori e i vari fascistelli che ogni venerdì attaccano Annozero e ogni lunedì la Gabanelli, fascistelli trasversali. Restino lì tra di loro, a fare pollaio, con il loro Villari, privi di qualunque legittimità perché l'altra metà, il centrosinistra, è andato via. Chiudessero questi signori lì dentro, nel loro pollaio, li lasciassero parlottare. E' chiaro che senza un'opposizione la vigilanza non conterebbe più niente, non avrebbe più nessuna autorevolezza e probabilmente, come le nomine della Rai che non devono essere fatte da nessun partito - e quindi bisognerebbe modificare la legge Gasparri sbaraccandola, come aveva tentato di fare il referendum poi purtroppo dichiarato impossibile dalla Corte di Cassazione per l'annullamento di molte firme. Sbaraccare la vigilanza ma, in attesa di poterlo fare, delegittimare questa vigilanza finché al momento delle nomine intervenga il Capo dello Stato - se esiste ancora un capo dello Stato - e dica: "signori, non si può andare avanti in questa situazione". Perché finora è evidente che in questi primi sei mesi il regime non solo si è scelto l'opposizione che ha preferito, non solo adesso pretende anche di dire al Partito Democratico con chi si deve alleare e con chi no. Non solo si è scelto il presidente della vigilanza in un sistema dove sempre si era stabilito che la vigilanza spettasse all'opposizione. Non solo sta devastando gli interessi economici, sul mercato non più libero, dei concorrenti Rai e Sky e addirittura di La7: Berlusconi e i suoi invitano a sabotare Maurizio Crozza e Crozza Italia su La7 danneggiando programmi della concorrenza. Addirittura adesso il capo di Mediaset, non contento di avere tagliato i fondi a Sky e Rai, si accinge a fare da solo le nomine per le direzioni dei telegiornali e delle reti. Voi direte: "non c'è bisogno di cambiarli, quelli sono a disposizione in permanenza, cambiano colore anche senza aver bisogno di cambiare persona". Questo è verissimo, infatti ieri sera credo che invece di illuminare lo scandalo del quale stiamo parlando, di quello che non si può più nemmeno chiamare conflitto di interessi perché è qualcosa di più mostruoso, il TG1 ha dedicato un ampio servizio ai campionati italiani di Yoyo. Questi sì che sono sport da sottolineare. Mi veniva in mente, per concludere questa nostra chiacchierata, quello che scriveva Montanelli, profeticamente, già nel 1994. Era uno dei pochi, su La Voce, a parlare di regime non appena Berlusconi si insediò. Pochi mesi dopo che Berlusconi si insediò, non appena mise le mani sulla Rai, nominando Letizia Moratti, che comunque era incommensurabilmente meglio della classe dirigente che adesso esibisce il popolo del centrodestra. Montanelli già lucidamente capì che quando il controllori nominano i controllati e quando i controllati sono pappa e ciccia con i controllori, e quando la concorrenza non c'è più perché l'azienda A si occupa anche dell'azienda B, sua concorrente, è un po' come se la Fiat potesse nominare i vertici della Toyota. Bene, io mi sono segnato, e ho riportato in un articolo che ho fatto su Micromega dedicato ai lecchini di regime in questi primi sei mesi, le parole di Montanelli. Scriveva, Indro Montanelli, il 20 settembre 1994 e l'11 ottobre 1994 due articoli memorabili che potrebbero essere pubblicati oggi senza problemi, tali e quali. “Anche stavolta proprio di lottizzazione si è trattato. Eseguita in piena autonomia, certo, come in piena autonomia spara il killer, visto che la pistola è la sua, e suo il dito che preme il grilletto. Anche gli aguzzini di Auschwitz sceglievano autonomamente i disgraziati ebrei da infornare. Qualcuno dirà che è quanto si faceva anche nella Prima Repubblica. È vero. Ma la seconda è nata per correggere i difetti della Prima, non per perpetuarli, aggravati. Perché nella prima le lottizzazioni erano confesse, anzi quasi istituzionalizzate da un famoso manuale, il Cencelli, che ne dettava le regole. Il Potere attuale lancia il sasso e nasconde la mano procedendo per delega, cioè lottizzando i lottizzatori. I quali dicono di agire in piena libertà, e hanno ragione perché è in piena libertà che hanno scelto di eseguire gli ordini del padrone e il modo di farlo. Anche lo sciuscià Emilio Fede lustra in piena, e anzi voluttuosa, libertà gli stivali del Cavaliere. Servire, diceva Renard, è il verbo che si presta alla più ricca gamma di modulazioni”. "Eppure - osservava Montanelli - bastava lasciare al loro posto i lottizzati della precedente infornata. Avrebbero provveduto essi stessi a convertirsi ai nuovi padroni del vapore: “Lottizzati si nasce, non si diventa. Chi lo era ieri (...), lo sarebbe rimasto con la “squadra” [di Berlusconi, ndr]. Quella della Rai non è stata la strage degl’innocenti. È stata la strage degli innocui. A riprova che nessun mestiere si può improvvisare. Anche quello dell’epuratore, come quello del boia, esige il suo tirocinio”. E poi si lanciava in una previsione che è quella che vorrei lasciarvi perché ci riflettiate: “Dobbiamo prepararci a presentare le nostre scuse a Emilio Fede. L’abbiamo sempre dipinto come un leccapiedi, anzi come l’archetipo di questa giullaresca fauna, con l’aggravante del gaudio. Spesso i leccapiedi, dopo aver leccato, e quando il padrone non li vede, fanno la faccia schifata e diventano malmostosi. Fede, no. Assolta la bisogna, ne sorride e se ne estasia, da oco giulivo. Ma temo che di qui a un po’ dovremo ricrederci sul suo conto, rimpiangere i suoi interventi e additarli a modello di obiettività e di moderazione. Ce lo fanno presagire certe trasmissioni radiofoniche e televisive (...) della Rai - pensate, era nel 1994... avesse visto e sentito cosa fanno alla radio e in televisione oggi - , che non ha nemmeno aspettato l’insediamento dei nuovi boss per adeguarsi al clima di ‘tutto va bene, madama la Marchesa’. - l'ottimismo di cui parla il Cavaliere - Di cui essi devono essersi fatti garanti”. “Oggi, per instaurare un regime, non c’è più bisogno di una marcia su Roma né di un incendio del Reichstag, né di un golpe sul palazzo d’Inverno. Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa: e fra di essi, sovrana e irresistibile, la televisione. (...) Non ci meraviglieremmo se nella corsa alla piaggeria i nuovi officianti della Rai batteranno quelli della Fininvest: come sempre i conversi superano, nello zelo, i veterani. Ma quale che sia l’esito di questo confronto, è scontato il risultato: il sudario di conformismo e di menzogne che, senza bisogno di ricorso a leggi speciali, calerà su questo Paese riducendolo sempre più a una telenovela di borgatari e avviandolo a un risveglio in cui siamo ben contenti di sapere che non faremo in tempo a trovarci coinvolti”. E infatti, purtroppo, Montanelli se n'è andato nel 2001 ma, per sua fortuna, non ha potuto vedere il nostro Paese ridotto a una "telenovela di borgatari". Noi, invece, ci siamo in questa telenovela di borgatari, ci apprestiamo a celebrare il centenario della nascita del grande Montanelli e, nel frattempo, per evitare di diventare borgatari anche noi, passiamo parola! Ciao" |
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