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    Caro ragazzo, cara ragazza del 2009

    "Caro ragazzo, cara ragazza del 2009,
    sono un ex ragazzo degli anni ’60, mi chiamo Beppe Grillo, ho sessant’anni. Faccio parte della generazione che ti ha fottuto. Il tuo futuro è senza pensione, senza TFR, senza lavoro. Il tuo presente è nelle mani di vecchi incartapecoriti, imbellettati, finti giovani. Quando ero bambino l’aria e l’acqua erano pulite, il traffico era limitato, la mia famiglia non faceva debiti e tornavo a scuola da solo a piedi. Non c’erano scorte padane e neppure criminali stranieri in libertà. I condannati per mafia non diventavano senatori.
    Le stragi di Stato non erano iniziate, Piazza Fontana a Milano era solo un posto in cui passavano i tram. Le imprese erano gestite da imprenditori. E’ strano dirlo ora, ma c’erano persone che investivano il loro denaro per sviluppare le aziende. E manager che vedevano lontano. Enrico Mattei dell’ENI, ucciso in un attentato, Adriano Olivetti, Mondadori, Ferrari, Borghi e cento altri che non ricordo. Intorno alle città c’erano i prati e non i cimiteri di cemento che chiamano unità residenziali. La bottiglia di latte la riportavo al lattaio e non costruivano inceneritori. La televisione era un servizio pubblico in cui lavoravano anche veri giornalisti come Enzo Biagi, e con solo un quarto d’ora di pubblicità al giorno. Quando si parlava si usava il tempo futuro. Il presente e soprattutto il passato erano verbi di complemento. I giardini pubblici erano puliti e sui marciapiedi si camminava senza doversi destreggiare tra le macchine parcheggiate. Le persone erano più gentili, spesso sorridevano. Sul Corriere della Sera scrivevano Montanelli, Buzzati e Pasolini.
    I genitori sapevano che i loro figli avrebbero avuto un futuro migliore. Solo dal punto di vista economico, ma questo non potevano prevederlo. I fiumi erano puliti e si poteva fare il bagno nel fine settimana che non si chiamava ancora week end. L’unico problema era rappresentato dagli imprendibili tafani. Le spiagge erano libere e il mare quasi sempre verde azzurro. La P2 era una variabile al quadrato e non ancora l’antistato progettato da Cefis. Gelli non aveva arruolato il novizio Berlusconi con la tessera 1816. L’Italia era una e indivisibile e Bossi studiava alla scuola per corrispondenza Radio Elettra. Si lavorava duro, ma si poteva risparmiare e la pensione era un approdo sicuro. Era un piccolo Eden, ora perduto. Non sapevamo di averlo. Molti lo disprezzavano. Negli ultimi sessant’anni abbiamo avuto uno sviluppo senza progresso. E ora non ci resta neppure lo sviluppo.
    Le generazioni che ti hanno preceduto meriterebbero un processo da parte tua, caro ragazzo e cara ragazza. Sono colpevoli di averti rubato il futuro. Loro vivono nel presente con la seconda casa, le pensioni senza base contributiva. Loro ti governano. L’Italia ha la coppia di cariche dello Stato Presidente/Primo ministro più vecchia del mondo. Loro usano la Polizia contro gli studenti e i precari. Loro hanno ucciso la democrazia e le aziende come Tronchetti e Geronzi, i brizzolati di successo.
    Caro ragazzo e cara ragazza, non potete più stare a guardare, la vita vi scivola tra le mani. Voi, invece di lasciarla scivolare, trattenetela. Io non sono in grado di dare lezioni a nessuno. Ho fatto troppi sbagli e sono troppo vecchio (anche se non dimostro i miei anni, belin). Ma ho vissuto un tempo più bello, più vero, più colorato, più umano. E so che è possibile anche per voi.
    Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.” Beppe Grillo

    il puttaniere

    La strategia politica dello psiconano è quella del puttaniere. Una volta capito questo, tutte le sue azioni diventano più chiare. In cosa consiste questa strategia? E’ semplice, il puttaniere ci prova sempre. Non si pone problemi a sfiorare una coscia o a toccare un seno. Se la donna tace, la sua mano avanza. In caso di rifiuto, dirà di essersi sbagliato, non aveva capito, non nutriva cattive intenzioni. Fino alla volta successiva in cui le toccherà il culo.
    Prendiamo ad esempio il Lodo Alfano. Lo psiconano ci provò nel 2003. Si chiamava Lodo Schifani, promosso per questa legge presidente del Senato. Allora, la Corte Costituzionale lo bocciò. Un qualunque politico senza l’istinto del puttaniere si sarebbe messo il cuore in pace. Lui, invece, lo ha riproposto agli italiani senza neppure mettersi il preservativo. Napolitano lo ha firmato e, mentre la Corte Costituzionale per ora non si pronuncia, può vivere libero e impunito. La strategia del puttaniere è di avanzare senza porsi troppi problemi e in caso di difficoltà, come per l’Onda degli studenti, retrocedere, per poi, quando gli altri si distraggono, avanzare ancora.
    Il perfetto puttaniere è un incompreso, non vuole mandare la polizia nelle scuole, non intende offendere la Costituzione. Chiagne e fotte, come potrebbe essere altrimenti? Un vero puttaniere non vuole farsi processare, è innocente a priori. Non è colpa sua se D’Alema ci stava, se Violante non sa dirgli mai di no o se a Fini piace il kamasutra. E neppure se Mills si è corrotto da solo o se Previti ha corrotto i giudici per l’assegnazione della Mondadori. Il puttaniere non c’entra per definizione e tiene famiglia, di solito più di una. La strategia del puttaniere però, per riuscire, richiede un numero elevato di puttane in circolazione, ma quelle, lui lo sa, non mancano mai. Di rado riceve un rifiuto, in quel caso si comporta da puttaniere di alta scuola italiana. Chi non te la dà diventa una puttana. E lo dice in giro a tutti. Lo confida sconsolato a Fede e a Giordano, a Gasparri e a Cicchitto. Fa girare la voce e le rotative per distruggere una reputazione.
    Il puttaniere è un arci italiano, un figlio di mamma, uno che piangeva da piccolo se non aveva il biscotto, che copiava i compiti in classe dai compagni. Per questo ha successo. Siamo una nazione di puttanieri e ci vergogniamo a dirlo. Facciamo outing e andiamo, finalmente, tutti a puttane insieme al Paese.

    la campania ora...

    E’ notte e ci vogliono far credere che sia mezzogiorno. Che brilla sempre ‘o sole mio. Vi hanno tolto anche la nottata. Neppure la possibilità di dire “A da passà a nuttata” vi hanno lasciato. La spazzatura è diventata uno spot pubblicitario. La Camorra un business dell’informazione, del cinema, fa vendere libri, copie dei giornali. La Camorra è ormai letteratura. I nomi dei suoi capi sono diventati popolari come quelli degli indiani. Leggendari, lontani, rassicuranti. Toro Seduto, Sandokan, Cavallo Pazzo, Cicciotto è mezzanotte, Geronimo. La Campania è la nuova riserva indiana, una terra dei fuochi, un reality show. La Campania è un film in prima visione permanente. Un neorealismo governativo che ha superato Rossellini.
    La Campania è una non regione. Esiste, ma non esiste. La spazzatura non è più un problema. Gli abitanti di Chiaiano, i no global, gli irresponsabili, gli incivili abitanti di Chiaiano sono il problema. Le discariche abusive con rifiuti radioattivi non sono più un problema. Gli abitanti del Triangolo della Morte di Acerra, Nola e Marigliano sono il problema. Se devono morire di tumore, lo facciano senza disturbare, senza esporre in modo osceno il loro dolore. Cosa rimane se non si può gridare la propria disperazione?
    L’Italia non sente, non sa e forse non vuole sapere. Ha paura del contagio, ma non sa che è già infettata. Che andremo giù tutti insieme. L’Impregilo sotto processo continua a fare affari, inceneritori, discariche, pestilenze, malattie. A giugno l’indagato Bassolino andrà in Europa. Anche lui come Mangano è un eroe, premiato per il suo silenzio, per la sua omertà, da Veltroni e D’Alema. La Iervolino, una scimmietta che non sente e non vede e che purtroppo parla, continua a fare il sindaco. Un suo assessore si è suicidato, cinque sono stati arrestati, ma le sue mani sono pulite, la merda le scivola subito via, usa una crema formidabile.
    La Campania è stata normalizzata, militarizzata, riportata in Europa. Chi dice il contrario non è un patriota, non legge i giornali, non guarda la televisione. Le fabbriche stanno chiudendo, ma questo non lo dicono. Dall’agosto del 2008 la Fiat di Pomigliano d’Arco è rimasta aperta solo per quattro settimane. Nei giorni scorsi gli operai hanno protestato per paura di perdere il posto di lavoro. Hanno occupato un tratto di autostrada e sono stati picchiati dai celerini. Padri di famiglia ridotti alla disperazione manganellati come dei criminali. E’ vero, hanno impedito per mezz’ora la circolazione, ma allora perché non si invia l’esercito a presidiare la Salerno-Reggio Calabria, un’autostrada in mano da trent’anni alla criminalità organizzata e alla politica corrotta. Un’autostrada che non finirà mai e che uccide gli automobilisti con le frane annunciate.
    Le ronde padane il ministro Maroni non le manderà a Scampia, a Secondigliano, a Casal di Principe. Le camicie verdi si occupano solo di extracomunitari, sono cattive, persino perfide con le badanti moldave senza permesso e con i rom minorenni. I camorristi però sono diversamente criminali. Un po’ perché sono italiani, ma soprattutto perché sparano a vista.
    Borghezio lo farebbero al forno, come lui voleva fare con alcuni extracomunitari.
    Ho visto la disperazione negli occhi delle persone di Acerra che vivranno accanto al più grande inceneritore di Europa. In Campania sono passati miliardi di euro destinati all’ambiente, ai depuratori, alla raccolta differenziata. Dove sono finiti? La Regione Campania sa qualcosa? La politica campana si nutre di emergenza, vive della gestione dell’emergenza che lei stessa ha provocato. La politica è ormai marketing, controllo dell’informazione. E ora, che la verità comincia a emergere, ai politici rimane solo l’ordine pubblico. L’esercito a far la guardia alla monnezza e a picchiare i cittadini. E’ buio a mezzogiorno e ci vendono occhiali da sole.

    Visita il sito: "La Terra dei Fuochi"

    Anche l' acqua privatizzata!

    Il 5 agosto 2008 l'acqua è stata privatizzata. Un diritto naturale è diventato merce grazie al PDL e al silenzio assenso del PDmenoelle. Lo ha sancito l'articolo 23 bis del decreto legge 112 di Giulio Tremorti. L'acqua in mano ai privati costa di più (ad Aprilia è arrivata a costare il 300% in più) e il livello di servizio rimane uguale a prima o peggiora. Se non paghi il pizzo alla società ti staccano il contatore. L'acqua deve rimanere pubblica. I Comuni a Cinque Stelle dovranno impedire la privatizzazione dell'acqua. Un Comune senza acqua non esiste. Rogge, torrenti, ruscelli, fiumi vanno controllati dal Comune. Se non gestisce il primo bene, il più essenziale per la comunità, il Comune non serve. Il Comune non è un'azienda.
    Un passo dopo l'altro ci tolgono l'aria (avvelenata da CO2), il sole (coperto dallo smog), il cibo (intossicato dai rifiuti tossici), l'acqua (privatizzata). Che logica perversa è mai questa? Chi sono questi pazzi che ci tolgono la bellezza di vivere? E perché noi continuiamo a permetterglielo?
    Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?).Noi neppure.

    caselli o mangano eroi?

    Un ragazzo siciliano ha gridato: "Viva Caselli, viva il pool antimafia!" durante un'esibizione periferica del condannato in via definitiva Sgarbi. E' stato allontanato dalla forza pubblica, sequestrato e rinchiuso in una stanza. Le persone che hanno assistito alla scena, tranne rare eccezioni, sono rimaste a guardare. E' un'Italia rovesciata. L'onesto è il disonesto. Il giudice è il ladro. Il pregiudicato è il parlamentare. Per capire come comportarsi è sufficiente dire il contrario della verità.
    La stella polare dell'italiano è il rovescio del diritto. Non può sbagliare. Chi si fa i cazzi suoi campa cent'anni e chi si i fa i suoi e i nostri diventa presidente del Consiglio. Se il ragazzo avesse esclamato: "Mangano eroe!" sarebbe stato invitato a cena dalle autorità con babà e cannoli. Dire il contrario della verità paga in un Paese di mentitori.
    Nessuno tocchi il ragazzo. E' un piccolo eroe, un fiore raro. Gli altri, i presenti che non sono intervenuti in sua difesa, sono invece italiani veri. Quelli che tengono sia famiglia che capobastone.

    Scrive Sonia Alfano:
    "Ancora una volta siamo costretti a prendere atto dei vergognosi comportamenti adottati dal sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi, dalla polizia municipale che ha agito in piena e totale violazione della legge e dalla stampa che, come spesso accade, ha riportato notizie false e imprecise. Il ragazzo che ha contestato Sgarbi ha solo riportato notizie vere che una certa stampa ha subito bollato come "accuse". Sgarbi è un pregiudicato condannato per truffa allo Stato e in primo e secondo grado per aver diffamato il dottor Caselli e l'intero pool antimafia. Siamo pertanto grati al ragazzo artefice della contestazione per aver mostrato che in Sicilia esistono ancora persone in grado di urlare la verità e di contestare, legittimamente, chi si è macchiato di così gravi gesti. Siamo amareggiati per l'inqualificabile comportamento della polizia municipale che, senza nessun titolo nè motivazione, ha sequestrato il ragazzo rinchiudendolo in una stanza della biblioteca "Franco La Rocca"... E' paradossale che uomini dello Stato difendano un pregiudicato che ha truffato quelle stesse Istituzioni che le loro divise rappresentano. Chiameremo a rispondere nelle sedi giudiziarie competenti gli artefici dei gravi episodi avvenuti..."

    L' incostituzionalità di berlusconi!

    "Buongiorno a tutti.
    Il Presidente del Consiglio lo ha annunciato, presentando un libro di Bruno Vespa peraltro edito da lui stesso e infatti ha detto: "compratelo per far contento l'editore!".
    In questa gaia circostanza, tra applausi e battutacce sporche, a un certo punto il nostro premier ha annunciato che riscriverà la Costituzione a sua immagine e somiglianza, quindi immaginate come la riscrive, e soprattutto a colpi di maggioranza.
    Dato che la sua maggioranza è lui, se la riscrive da solo.

    Naturalmente ha detto: "mi rendo conto che per riscrivere la Costituzione ci vogliono i due terzi del Parlamento" altrimenti bisogna andare prima a sottoporre questa riforma ai cittadini in un referendum dove non c'è quorum, quindi il verdetto è secco.
    O i cittadini approvano la riforma ed entra nella Costituzione, o la bocciano e viene spazzata via come fu spazzata via la famosa devolution di Bossi nel 2006.
    Formalmente, il Presidente del Consiglio ha presente l'articolo 138 della Costituzione che gli impedisce di fare da solo a colpi di maggioranza "50% +1".
    Questa lui ha, è ampia ma poco più del 50% in Parlamento, non certamente quei due terzi richiesti con doppia lettura a Camera e Senato, per poter riformare la Costituzione dentro il Parlamento senza coinvolgere i cittadini.
    Allora uno dice "va bene: lo può fare, lo farà".
    Per quale motivo c'è questa corsa a coinvolgere l'opposizione? Per una questione numerica.
    E' vero che siamo un popolo decisamente rincoglionito, non tutti ma una discreta parte sì.
    E' vero che siamo un popolo che non ha mai manifestato un grande affetto nei confronti della Costituzione come di tutte le Istituzioni e gli elementi di garanzia.
    E' anche vero che, quando siamo stati chiamati a votare pro o contro una riforma costituzionale come la devolution, abbiamo votato no.
    E abbiamo votato no perché comunque la capacità di mobilitazione intorno ai princìpi, e non intorno ai soldi, per fortuna esiste ancora tra coloro che vogliono difendere la Costituzione del 1948 così come ce l'hanno regalata i nostri padri costituenti dopo due anni di lavoro.
    Poi la prospettiva che venga riscritta da gente come Calderoli, Cicchitto... piduisti, inquisiti ecc. fa ancora un certo effetto.
    E soprattutto perché il referendum si terrebbe, visti i tempi necessari per approvare la riforma in Parlamento che sono molto lunghi, fra tre o quattro anni.
    Se l'esperienza non inganna, fra tre o quattro anni gli italiani a Berlusconi gli vorranno mettere le mani addosso.
    Spero che non lo facciano, naturalmente, anche perché tutti contro uno sarebbe sleale, ma come già accaduto l'altra volta quando governò per tutti i cinque anni dal 2001 al 2006 diventa evidente che Berlusconi non è in grado di governare.
    Non è che lo faccia apposta per cattiveria: proprio non è il suo ramo, non gliene frega niente, è disinteressato al tema.
    Sonnecchia durante l'ordinaria amministrazione.
    Lui da il meglio di se nelle campagne elettorali e poi, tra una campagna elettorale e l'altra, si ridesta meravigliosamente quando passano davanti le ragazze del Grande Fratello, allora le riceve a Palazzo Chigi, oppure quando sente parlare di Mediaset, Europa7, frequenze, processi, Mills...
    Le parole per ridestarlo, per farlo saltare come la rana di Galvani con la scossa elettrica, sono Milan, Mediolanum, Previti, Dell'Utri, Mangano... cose di questo genere.
    Per il resto, il governo non è affare suo quindi non se ne occupa.
    Non è che non vuole governare: non sa governare perché non gliene frega assolutamente niente salvo ciò che riguarda gli affaracci suoi.
    Quindi, messo alla prova, il tempo di rendersi conto che non è in grado di governare, soprattutto in periodi di crisi come questi, e la maggioranza degli italiani, più o meno sostenuta, scopre che lui non è in grado di governare.
    Lui perde i consensi: l'altra volta tra il 2001 e il 2006 si è votato nel 2002, 2003, 2004, 2005 e nel 2006.
    Elezioni regionali, comunali, provinciali, suppletive, europee e poi politiche. Lui le ha perse tutte, dopo averle stravinte nel 2001.
    Perché? Perché basta un anno, un anno e mezzo di suo governo per far crollare i consensi.
    Adesso che c'è la crisi ancora peggio: c'è il rischio che non ci si limiti a togliergli il consenso ma che qualcuno voglia prendersela con lui in maniera più accanita.
    Non dimentichiamo come finiscono, storicamente, in Italia le grandi ubriacature sotto il balcone del ducetto di turno: nel 1945 siamo finiti a Piazzale Loreto con Mussolini bersagliato e sputacchiato da coloro che l'avevano osannato fino al giorno prima.
    Nel 1992-1993 siamo finiti all'Hotel Raphael con il lancio di oggetti, monete e banconote naturalmente false se no raccoglieva pure quelle, a Bettino Craxi.
    Quindi è molto probabile che si rischi una nuova versione di questi disamoramenti improvvisi e piuttosto traumatici, quindi tenevi pronti perché bisognerà difendere Berlusconi dai suoi attuali fans che cercheranno di fargli la pelle.
    Lui lo sa che quando si voterà per il referendum a confermare o smentire la sua riforma costituzionale della giustizia, la gente non ne potrà più di lui e gli voterà contro al di là del merito della riforma, ma semplicemente per dargli un bel calcio nel sedere e accelerare la sua dipartita da Palazzo Chigi.
    L'abbiamo già vista questa scena e si ripeterà paro paro questa volta.
    Ecco perché lui ha bisogno di fare tutto in Parlamento, tutto all'interno della Casta senza coinvolgere i cittadini, a prescindere da quello che pensano i cittadini.
    Lo fa alla sua maniera, dicendo che lui va da solo e non ha intenzione di sedersi al tavolo, ma sa benissimo di non poter fare da solo, per la ragione appena vista.
    Ha bisogno di un pezzo dell'opposizione: dell'UDC, che come al solito è disponibile; di un pezzo del PD, e anche lì persone disponibili se ne trovano a iosa; di Di Pietro non ha speranza; la sinistra radicale in Parlamento non c'è.
    Se riesce a prendersi l'UDC e un pezzo del Partito Democratico per fare insieme la riforma costituzionale, a noi cittadini non ci interpella nemmeno.
    Lui fa tutto e questa tragedia che si sta per compiere della riforma costituzionale a sua immagine e somiglianza va direttamente dentro la Costituzione.
    Noi non ci possiamo fare niente, non si può nemmeno fare un'eccezione di incostituzionalità o un conflitto di attribuzione fra i poteri dello Stato, perché quando una norma sta nella Costituzione anche la Corte Costituzionale deve subire in silenzio.
    Il Partito Democratico fin'ora si è dimostrato totalmente inutile, se ci fosse o non ci fosse nessuno se ne sarebbe accorto, le leggi porcata sono passate tutte, il Capo dello Stato le ha firmate tutte, non c'è mai stato ostruzionismo.
    Fin'ora il PD era totalmente inutile. Ora si rivela improvvisamente decisivo pro o contro la controriforma di Berlusconi.
    Lasciamo perdere l'UDC che ormai su queste cose... appena sentono parlare di mettere le mani sulla giustizia per loro è musica: il partito di Cuffaro, Cesa... "Io c'entro" che è uno slogan ma anche una confessione.
    Se il PD tiene botta e non accetta di sedersi al tavolo di Berlusconi, lui in Parlamento questa riforma autosufficiente non la può fare, deve chiamare noi cittadini a votare.
    Il PD ha, in questo momento, un'arma formidabile.
    Un'arma che va al di la della guerra fra destra e sinistra: è un'arma che è "difendiamo la Costituzione" oppure no.
    Se, insieme a Di Pietro, diranno di no e lo diranno nelle piazze per cominciare a sensibilizzare la gente su questo allarme terribile, probabilmente si riuscirà a sventare questa riforma che è molto peggio della devolution che sfasciava lo Stato unitario e che fu respinta proprio nel referendum confermativo, nel giugno del 2006.
    Invece, come avete visto, già partono i primi segnali di disponibilità al dialogo dai vari Anna Finocchiaro, Massimo D'Alema, Tenaglia - il ministro della giustizia ombra del PD.
    E il pretesto usato è lo "scontro fra procure" di cui si sta ancora tanto parlando a proposito della perquisizione condotta dalla procura di Salerno in quella di Catanzaro, per sequestrare delle carte che quella di Catanzaro aveva sempre negato, illegalmente, nel silenzio del CSM, dell'Associazione Magistrati, della Procura generale della Cassazione e del Quirinale.
    Lasciamo perdere: l'abbiamo spiegato settimana scorsa che non c'è nessuno scontro fra procure.
    Qui c'è uno che pesta l'altro il quale sta facendo il suo dovere, non può esserci uno scontro fra due figure così diverse.
    Giovedì sera ad Annozero racconteremo tutto quello che c'è da raccontare, spero che ci riusciremo.
    Il pretesto della guerra fra procure, che non esiste, diventa occasione per dire che bisogna riformare la giustizia, per impedire che si ripetano guerre fra procure.
    Non esiste nessuna riforma della giustizia che possa impedire il presunto scontro fra procure.
    Perché? Perché questo presunto scontro nasce dal fatto che c'è una procura della Repubblica che scopre che in un altro Palazzo di Giustizia, quello di Catanzaro su cui Salerno è competente, si stanno commettendo dei reati.
    Dato che i magistrati, per fortuna, sono dei cittadini uguali a tutti gli altri e sono soggetti al codice penale, la legge stabilisce che quando un magistrato di Catanzaro commette dei reati se ne devono occupare i colleghi di Salerno, per evitare che se ne occupino i vicini di stanza a Catanzaro.
    Poi si può discutere se il decreto di perquisizione era troppo lungo o troppo corto, conteneva troppi elementi, troppo pochi... chissenefrega.
    L'importante è che Salerno deve, per legge, perseguire i reati di Catanzaro.
    Ci sarà mai una riforma che potrà impedire che Salerno vada a prendere gli atti a Catanzaro, a dare gli avvisi di garanzia ai magistrati inquisiti, i quali a loro volta si incazzano e commettono degli abusi mettendosi ad indagare sui magistrati di Salerno che indagano su di loro?
    Risequestrando le carte appena sequestrate? E' evidente che è impossibile fare una riforma che impedisca questo: bisognerebbe stabilire che i magistrati non sono più soggetti alla legge, possono commettere i reati che vogliono e nessuno li va a prendere.
    Un'estensione del lodo Alfano ai 10.000 magistrati che abbiamo oggi in servizio: vogliamo questo?
    Vogliamo che i magistrati, come ci viene raccontato falsamente, non paghino per i loro errori e i loro reati? Spero di no.
    Non c'è altra riforma che avrebbe potuto impedire a Salerno di andare a indagare e perquisire i colleghi di Catanzaro.
    Dice: "ma quelli di Catanzaro hanno poi indagato quelli di Salerno e contro sequestrato le carte".
    Si, ma lì non c'è bisogno di una riforma per impedirlo: è già vietato adesso fare quello che hanno fatto.
    Come abbiamo spiegato, dato che Catanzaro non è competente sui colleghi di Salerno, se ritiene che questi abbiano commesso dei reati, doveva rivolgersi alla procura competente, quella di Napoli, e fare un esposto affinché Napoli vedesse se a Salerno c'era qualcosa che non andava.
    Non volevano il sequestro delle carte della loro indagine?
    Sapete cosa si fa quando si ritiene che un sequestro sia infondato? Si ricorre davanti al Tribunale del riesame contro un provvedimento cautelare che è stato preso.
    Poi si ricorre in Cassazione. I magistrati, invece di seguire le regole, si sono contro sequestrati il materiale invece di ricorrere al riesame, come avrebbero potuto fare.
    Voi capite che è già tutto scritto, nelle leggi, cosa bisogna fare: non c'è bisogno di nessuna riforma, almeno dal punto di vista di quello che è stato chiamato lo "scontro fra procure".
    Allora cosa vogliono fare? Usare questa vicenda, che non ha bisogno di alcuna riforma per essere risolta - basterebbe applicare le regole che ci sono e punire chi non le rispetta - che ha colpito l'opinione pubblica anche perché è stato raccontato in maniera falsaria da giornali e televisioni, per fare altro.
    Cioè, per fare in modo che la magistratura venga messa sotto il controllo del potere.
    Guardate, io capisco che qualcuno sta sbadigliando: "ancora con questa storia dell'indipendenza della magistratura, noi non arriviamo alla fine del mese".
    Attenzione: propri per chi non arriva alla fine del mese è più allarmante quello che si sta cercando di fare.
    Finché la legge è uguale per tutti. Finché i magistrati sono obbligati a far rispettare la legge in maniera uguale per tutti.
    Finché i pubblici ministeri sono obbligati a prendere in considerazione qualunque denuncia da chiunque sia stata presentata, contro chiunque sia stata presentata, noi, quelli che non hanno potere, quelli che vivono del loro stipendio e che spesso non riescono nemmeno a farselo bastare.
    Quelli che non hanno le spalle coperte da qualche padrino, come facciamo a ottenere giustizia?
    Andiamo, presentiamo le nostre denunce contro chi ci sta facendo un sopruso o un torto e sappiamo che, se il magistrato applica la legge, deve prendere in considerazione la nostra denuncia.
    Non è che deve darci ragione per forza, ma deve prenderla in considerazione e deve indagare.
    Se quel magistrato non sarà più tenuto, per legge, a prendere in considerazione tutte le denunce, auguri! Auguri!
    Se potrà scegliere, auguri! Ma, secondo voi, col clima che c'è in Italia da un bel po' di tempo a questa parte, quali denunce tralascerà un magistrato che vuole vivere tranquillo e fare carriera, e arrivare possibilmente a 75 anni senza essere pestato dai politici e dai suoi superiori e dal CSM?
    Prenderà in considerazione le denunce dei potenti contro i poveracci, mica le denunce dei poveracci contro i potenti!
    L'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge serve a chi non ha potere. La giustizia, bellissima definizione di Vaclav Havel, è "il potere dei senza potere".
    Chi ha potere non ha bisogno della giustizia perché ha mille modi per farti sputare fuori quello che vuole, non c'è bisogno di rivolgersi al giudice per un potente.
    E' il senza potere che va dal giudice a chiedere di avere ragione contro chi gli ha provocato un torto.
    Nelle prossime settimane spiegheremo nel dettaglio separazione delle carriere, riforma del CSM, riforma dell'azione penale che non sarà più obbligatoria, riforma dei poteri incrociati degli avvocati e dei pubblici ministeri nel processo.
    Tutto ciò che stanno cercando di fare e che probabilmente faranno, almeno per quello che riusciranno a fare in Parlamento, speriamo che non riescano a farlo con la maggioranza dei due terzi, cioè speriamo che non trovino i collaborazionisti del PD, altrimenti bisognerà cominciare a chiamarli con il loro nome.
    Bisognerà cominciare a far sapere alla gente i nomi e i cognomi di coloro che vogliono prestarsi a una manovra golpista del Presidente del Consiglio, per manomettere la Costituzione senza coinvolgerei cittadini.
    Se riusciranno a fare queste riforme, e temo che almeno in Parlamento, spero non al 66%, riusciranno a farle, noi avremo una giustizia per ricchi.
    Vi faccio solo un esempio.
    L'ha proposto Violante, perché il centro sinistra presta i suoi "migliori cervelli" al centro destra per suggerire le soluzioni migliori per portare a termine le sue pessime intenzioni.
    Il centro destra è pieno di pessime intenzioni, ma anche di somari.
    Anche dal punto di vista giuridico, sono degli asini. Quante leggi ad personam hanno fatto che non funzionano?
    Loro credono che una legge scritta in un certo modo produca un certo effetto e poi non lo produce.
    A parte la ex-Cirielli e la legge sul falso in bilancio, quella sulle rogatorie non ha funzionato, la Cirami non ha funzionato, il lodo Schifani gli è stato spazzato via, probabilmente verrà presto spazzata via anche la legge Alfano.
    La legge Pecorella, che aboliva l'appello del PM, è stata spazzata via.
    Stiamo parlando di analfabeti del diritto. Quando hanno bisogno di qualcosa arriva Violante che si propone come consulente non richiesto, ma sempre benvenuto, del povero Angelino Jolie, che basta che lo guardiate in faccia per rendervi conto che non è in grado di compitare nemmeno un pensierino delle elementari.
    Questa Joint venture Violante-Angelino Jolie ha prodotto un'idea diabolica e pericolosissima: oggi, il pubblico ministero dirige e coordina la Polizia Giudiziaria, l'azione penale l'ha in mano lui, la propulsione delle indagini l'ha in mano lui.
    Se la Polizia Giudiziaria, polizia, Carabinieri, Guardia di Finanzia, Vigili Urbani, gli segnala: "abbiamo fatto un'indagine e scoperto questo reato, possiamo andare avanti?" il magistrato li delega ad andare avanti.
    Ma è anche il magistrato che può, a sua volta, prendere delle notizie di reato.
    Ad esempio, legge su un giornale la denuncia di un cittadino su un giro di abusi edilizi, allora chiama la Polizia Giudiziaria e gli dice di andare a indagare.
    Quante indagini sono nate da notizie giornalistiche? Quanti bravi giornalisti hanno rivelato degli scandali ai magistrati, i quali poi sono andati e hanno trovato anche i reati!
    Questo è quello che succede oggi, per cui qualunque notizia di reato da chiunque gli arrivi, il magistrato non solo può ma deve prenderla in considerazione.
    Siamo tutti più tutelati.
    In futuro, cosa vogliono fare Violante e il suo ventriloquo Angelino? Vogliono staccare la Polizia Giudiziaria dal pubblico ministero.
    Il PM se ne sta seduto in ufficio ad aspettare che le forze di Polizia gli portino le notizie di reato.
    Immaginate i fatti di Genova, dove la Polizia avrebbe dovuto portare le notizie di reato a carico dei capi e di altri esponenti della Polizia.
    Vi pare che sia possibile? Pensate alla Guardia di Finanza che scopre dei reati commessi dal ministro delle finanze o dal sottosegretario alle finanze.
    Abbiamo Cosentino, indagato per camorra. Come si può pensare che senza un impulso del PM dei militari alle dipendenze del ministro o del sottosegretario possano mai essere liberi di portare le notizie.
    Che fine fa il militare che ficca il naso negli affari del suo superiore?
    Pensate a quanti ufficiali della Guardia di Finanza sono stati fatti arrestare nel 1994 dal pool di Milano perché pigliavano le tangenti.
    Le indagini le hanno fatte il loro colleghi della Guardia di Finanza: i magistrati di Milano, per rispetto, avevano affidato le indagini sulla Guardia di Finanza, ad altri finanzieri.
    Ma perché questi finanzieri facevano le indagini? Perché avevano le spalle coperte dal PM!
    Se no spontaneamente è difficile...
    Ecco perché il PM deve restare il padrone dell'azione penale: non ha nessun interesse, non dipende da nessuno se non dalla legge, mentre le forze di Polizia, alle quali naturalmente dobbiamo la massima gratitudine perché non sono tutte come le mele marce di Genova o altri posti, dipendono dal governo.
    La polizia dipende dal ministro dell'Interno, la Guardia di Finanza dal ministero delle finanze e i Carabinieri dal ministro della difesa.
    Ecco perché il PM lo vogliono separare dalla Polizia. Se il PM non può più agire d'iniziativa ma deve aspettare che le notizie di reato per aprire le indagini gliele portino le forze di Polizia, basta impedire a queste di portargli certe notizie di reato e il PM o passa le sue giornate a girarci i pollici o si dedicherà ai furti di polli, ai piccoli spacci di droga.
    Ma senza esagerare, perché se si va su, col traffico di droga, magari si scoprono dei potenti coinvolti, nello spaccio o nel consumo.
    E avanti di questo passo.
    Che giustizia è questa? E' la giustizia che chiude all'origine il rubinetto dell'azione penale, per cui poi non c'è nemmeno bisogno di mettere il PM alle dipendenze del governo.
    Non c'è nemmeno bisogno di mettere i Tribunali alle dipendenze del governo: si può benissimo lasciare formalmente indipendente sia il PM sia il giudice, tanto non gli arriva più l'acqua al mulino!
    Le pale del mulino si fermano...
    Tutto indipendente: le indagini sui reati di mafia e politica, di collusioni istituzionali, di corruzione, di reati finanziari... tutte le cose scomode, le forze di Polizia istruite dal governo di turno, non le porteranno più, il magistrato non le potrà più avviare se nessuno gli porta l'acqua sul tavolo e quindi le indagini non cominciano nemmeno!
    Non c'è bisogno di bloccarle dopo: le si blocca alla fonte, non partono nemmeno.
    Questo è una tutela per il cittadino? No.
    Immaginate il cittadino che vuole avere giustizia: quando sentite Berlusconi dire che il PM deve diventare l'avvocato dell'accusa dovreste... dovremmo preoccuparci tutti.
    Perché oggi il PM è quello che fa le indagini per scoprire se io sono colpevole o innocente, e se scopre che io sono innocente ha il dovere di chiedere di assolvermi o archiviarmi.
    Se diventa l'avvocato dell'accusa diventa una protesi della Polizia.
    Le forze di Polizia fanno carriera in base alle statistiche: più gente acchiappano nelle retate e più medaglie prendono, indipendentemente se tra quelli che prendono nelle retate c'è qualche innocente. L'importante è fare numero.
    Se il PM non ha più il compito di vagliare fra i colpevoli e gli innocenti ma è semplicemente l'avvocato della Polizia nel processo, cercherà anche lui di far condannare più gente possibile per avere il cottimo sulle condanne.
    E se io sono innocente e sono un poveraccio?
    Se io sono potente, con il mio avvocato faccio le mie contro indagini difensive e riesco a ottenere ragione, ma se sono un poveraccio con l'avvocato d'ufficio?
    Ve lo vedete un avvocato d'ufficio che paga un investigatore, fa le contro indagini per smontare l'accusa sostenuta dall'avvocato dell'accusa?
    Ma solo chi se lo può permettere a suon di milioni riuscirà a uscire dai processi essendo innocente, se il PM diventa l'avvocato dell'accusa.
    Oggi il PM è obbligato a fare le indagini per vedere se io sono colpevole o innocente, non è previsto che faccia l'avvocato dell'accusa.
    Sostiene l'accusa soltanto quando si è convito che una persona è colpevole, ma prima ha fatto tutte le indagini per vedere se io sono colpevole oppure no.
    Quante volte i PM chiedono l'assoluzione o l'archiviazione. L'avvocato dell'accusa chiederà sempre la condanna! E' programmato per far condannare.
    Poi se uno è colpevole o innocente non importa, infatti leggete i giornali: dicono "daremo più potere agli avvocati per fare le indagini difensive".
    Certo, agli avvocati degli imputati ricchi che potranno permettersi di essere innocenti e di dimostrarlo. I poveri, anche se saranno innocenti, non riusciranno più a dimostrarlo perché spetterà a loro dimostrare di essere innocenti e non al PM.
    Cerchiamo di ragionarci, perché la direzione verso la quale stiamo andando non è più la democrazia che abbiamo conosciuto, non è più lo Stato di Diritto.
    La giustizia verso la quale stiamo andando è una giustizia per ricchi.
    In tempi di crisi quanti sono i ricchi che auspicano una giustizia per ricchi? Spero pochi.
    L'allarme è alto, teniamolo alto.
    Se vi interessa, abbiamo lanciato un appello assieme a Massimo Fini sui pericoli che sta correndo la nostra democrazia con la riforma Costituzionale a colpi di maggioranza.
    Trovate tutto sul sito della Voce del Ribelle, il mensile di Massimo Fini, o sul solito voglioscendere.it dove c'è anche la email per dare la vostra adesione.
    Passate parola, ci vediamo lunedì."

    Napoli allagata

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    Questa è Napoli dopo un poco poco di pioggia! Vi pare degna la parola città? E questo è quello che vedono i nostri turisti appena escono dalla stazione ferroviaria! Da notare l' uomo equilibrista! Che mondo!

    La questione televisiva

    "Buongiorno a tutti.
    Ogni tanto c'è qualche illuminato pensatore che sostiene che la televisione in Italia non conta.
    Che possedere televisioni, in fondo, è marginale. Che il Cavaliere le tiene così, perché ci è affezionato, ma in realtà non cambiano il corso delle cose e delle elezioni.
    Sarà, però sono settimane che, mentre sulla politica italiana incombe una crisi terrificante o meglio dovrebbe incombere la crisi finanziaria come su tutte le altre classi politiche che stanno dedicandoci tutte le loro energie, la nostra classe politica sta concentrando le sue energie su temi televisivi.
    La commissione parlamentare di vigilanza, le nomine che verranno fatte probabilmente dalla vigilanza e dalla maggioranza, con la collaborazione della solita quota di collaborazionisti dell'opposizione, entro Natale alla Rai.
    E adesso la tassa su Sky.
    E' veramente meraviglioso che, mentre tutto il mondo si sta dando da fare per rilanciare gli investimenti, per mettere in moto l'economia inceppata - poi che siano misure giuste o sbagliate lo vedremo - in Italia il nostro Presidente del Consiglio abbia trovato il modo di approfittare della crisi.
    Di trasformare la crisi in un'occasione per spezzare le reni ai suoi concorrenti.
    Voi sapete che è stato bloccato l'adeguamento del canone Rai all'inflazione, e questo può non essere un male vista la media dei programmi della Rai.
    Il problema è che a deciderlo è il governo di Mediaset.
    E poi, capolavoro, l'altro giorno è stata elevata dal 10% al 20%, cioè raddoppiata, l'IVA sulle Pay TV satellitari.
    Dato che di Pay TV satellitari ce n'è sostanzialmente una, cioè quella di Murdoch - nel senso che è la sua piattaforma in abbonamento - il raddoppio dell'IVA dall'oggi al domani, per quanto non affami nessuno, mette ovviamente in difficoltà chi con la Pay TV ci campa.
    Il che significherà aumento degli abbonamenti per Sky per quei quasi cinque milioni di abbonati che ci sono in Italia e significherà che Murdoch o si accollerà tutto l'aumento della tassa e così andrà praticamente a eliminare l'utile che riesce a fare, oppure la accollerà agli abbonati.
    Se la accollerà agli abbonati aumenteranno gli abbonamenti, ci saranno persone che pagheranno di più oppure ci saranno persone che non pagheranno più l'abbonamento.
    Stiamo parlando di quasi cinque milioni di persone, quindi di una bella fetta di Italia anche perché non sono cinque milioni di persone che vedono Sky: sono quasi cinque milioni che pagano l'abbonamento che poi vale per una famiglia di due, tre persone.
    Io non lo so se sia giusto o meno quello che c'era prima, cioè l'IVA agevolata sulle Pay TV.
    Non so quindi se sia giusto o non sia giusto il fatto di raddoppiarla e portarla al 20%.
    Sicuramente è un dibattito ozioso, perché potrebbe essere giusto come non essere giusto in un altro Paese dove a decidere questo aumento è un governo che non possiede televisioni, invece noi abbiamo un Presidente del Consiglio che possiede televisioni che, guarda caso, sono le uniche che non pagano la crisi.
    La crisi la paga la Rai col blocco del canone, la crisi la paga Sky col raddoppio dell'Iva.
    L'unico che non paga mai niente è Mediaset, che Berlusconi possiede. E fosse il primo provvedimento favorevole a Mediaset uno potrebbe dire "vabbè, in quindici anni...".
    No, è l'ennesimo provvedimento favorevole a Mediaset che gode di trattamenti privilegiati dal Parlamento da quando è nata, da trent'anni: dall'inizio degli anni Ottanta.
    Si cominciò con i famosi decreti Berlusconi varati da Craxi per neutralizzare le ordinanze dei pretori che impedivano la trasmissione in interconnessione, cioè in contemporanea su tutte le reti regionali del network Italia 1, Rete4, Canale5.
    Si proseguì con il secondo decreto Berlusconi quando il primo non fu convertito in legge. Era il periodo, tra l'altro, in cui le leggi Berlusconi si chiamavano così soltanto dal nome del beneficiario, adesso si chiamano così anche dal nome del loro autore: abbiamo completato l'opera, all'epoca l'autore era Craxi.
    Abbiamo proseguito con la legge Mammì, che ha di fatto fotografato come una Polaroid il trust: quante televisioni ha Berlusconi? Tre? Perfetto: il limite antitrust è tre televisioni.
    Poi abbiamo avuto la discesa in campo del Cavaliere quando Craxi e gli amici suoi non potevano più fargli le leggi e quindi ha deciso di farsele lui, personalmente, scrivendo direttamente a mano sulla Gazzetta Ufficiale.
    Così siamo arrivati al 1994 quando fu varata la legge Tremonti che defiscalizzava gli utili reinvestiti.
    Berlusconi e Fininvest fecero passare per utili reinvestiti, per nuovi investimenti, l'acquisto di film dall'America, che in realtà erano roba vecchia e non erano nulla di investimento reale, e poi si fecero da soli un'interpretazione che consentiva di fare questa operazione per risparmiare tasse.
    E quando qualcuno lo fece notare loro risposero: "sì, ma la defiscalizzazione vale per tutte le aziende! Non possiamo mica penalizzare la nostra".
    Fanno sempre così. E' come quando il figlio di un barone vince un concorso nella stessa università del barone, magari con una commissione esaminatrice presieduta dallo stesso padre barone.
    Il padre barone intervistato dice: "eh ma mio figlio è bravo, non possiamo mica penalizzarlo per il cognome che ha!"
    Prima fanno le cose ad personam e poi dicono: "va beh, ma non possiamo mica escludere proprio soltanto la nostra azienda!", dato che le leggi ad personam riguardano sempre una categoria nella quale è prevista la "personam" ma non solo quella.
    Dopo la legge Tremonti, abbiamo scoperto oggi che "nel 1995 si decise di abbattere l'IVA per le Pay TV".
    Già, ma in quel periodo Berlusconi possedeva ancora una quota di Pay TV: c'era Tele+ e Berlusconi si era liberato della quota di maggioranza perché la legge Mammì gli vietava di possedere più del 10% di Tele+.
    E a chi aveva dato queste quote? Le aveva date a una serie di suoi prestanome a cominciare dall'immobiliarista Della Valle, nulla a che vedere con Della Valle Diego, quello della Fiorentina e delle Tods.
    Quindi, se dicono così, vuol dire che si erano fatti una legge già all'epoca.
    In realtà è difficile che quella legge l'avesse fatta Berlusconi, perché nel 1995 Berlusconi non governava più.
    Governava Lamberto Dini, e il ministro delle Poste e delle comunicazioni, però, era l'avvocato Gambino, ex avvocato di Sindona che aveva anche tutelato gli interessi della Fininvest in una serie di cause.
    Dopodiché abbiamo avuto, nel 1996, la quotazione in borsa di Mediaset. Poi si è scoperto che, secondo la procura di Milano, Mediaset in quel periodo già presentava bilanci falsi e presentò, quindi, prospetti falsi a proposito di certe sue società estere che sfuggivano al consolidato e che quindi fu quotata in borsa sulla base di un prospetto falso, anche se la Consob come al solito dormiva e il ministero del Tesoro pure.
    Poi abbiamo avuto tutto lo scandalo televisivo con le ripetute sentenze della Corte Costituzionale che hanno imposto di mandare Rete4 sul satellite e che non sono mai state rispettate dal Parlamento, che non le ha mai tradotte in legge.
    Anzi ha tradotto in legge continue proroghe per consentire a una rete abusiva di continuare a trasmettere sul terrestre anche senza la concessione: in proroga eterna.
    Nel frattempo abbiamo avuto altri provvedimenti incredibili, come quelli sull'editoria scolastica che naturalmente va a vantaggio di Mondadori, che è di proprietà di Berlusconi anche se lui la controlla dal 1990 in virtù di una sentenza comprata da Previti con soldi della Fininvest estera.
    Mondadori è leader anche, ovviamente, nell'editoria libraria scolastica.
    Poi abbiamo avuto addirittura tre provvedimenti con cui si davano incentivi di Stato a chi comprava i decoder per il digitale terrestre - di Mediaset Premium ovviamente.
    Decoder doppiamente in conflitto di interessi. Perché? Perché lo Stato aiutava i cittadini a comprare i decoder per dimostrare che tutta l'Italia era ormai illuminata dal digitale terrestre, mentre non era vero.
    Lo Stato diceva: "comprateli che tanto ve ne paghiamo noi una bella quota" - "noi", poi, siamo sempre noi cittadini, lo Stato - e in più si è scoperto anche che una buona parte di quei decoder li produceva un'azienda di cui era azionista Paolo Berlusconi.
    I soldi che uscivano dalle nostre tasche passavano dalle mani di Silvio e poi venivano girati, indirettamente, nelle mani del piccolo Paolo.
    Regolarmente, qualunque cosa si faccia, c'è sempre Mediaset che ci guadagna e i concorrenti che ci rimettono.
    Adesso, questo provvedimento che raddoppia l'IVA per Sky senza toccare minimamente Mediaset se non in minuscola parte, è stato perfettamente orchestrato.
    Voi vedete come funziona bene il gioco di squadra fra Confalonieri e Berlusconi.
    Confalonieri, presidente di Mediaset, fa emettere un comunicato da Mediaset il 28 novembre, quando ancora non si sa il dettaglio della manovra fiscale sulla Pay TV.
    Il 28 novembre esce il comunicato di Mediaset che dice: "Apprendiamo con disappunto l'inserimento all'interno del decreto anticrisi approvato oggi dal Governo, di una norma che inasprisce l'Iva sulle attività di televisione a pagamento. In attesa di leggere nel dettaglio il provvedimento [...], esprimiamo fin da ora la nostra preoccupazione per il futuro di un'attività che Mediaset ha lanciato di recente e che in questo modo verrebbe fortemente penalizzata."
    E' un capolavoro anche umoristico: qui è Mediaset che parla, ma potete mica pensare che abbia scritto Piersilvio una cosa del genere, è chiaro che c'è la vecchia volpe Confalonieri.
    Nessun italiano sa ancora il dettaglio di questo provvedimento e già Mediaset si lamenta.
    Si lamenta perché anche Mediaset, certamente, ha una presenza minuscola nel settore del mercato satellitare.
    Il problema è che Mediaset, tramite la RTI, Reti Televisive Italiane, occupa il 5% del mercato televisivo satellitare. Sky, il 91%.
    Allora vedete come sono bravi? Mediaset fa il pianto greco preventivo, in modo che il primo commento sulla legge che ammazza Sky è di Mediaset che dice: "è un danno per noi!".
    Naturalmente, è un danno che vale 5 su 100. Sky ha un danno che vale 91 su 100!
    Quindi, il costo per Mediaset è 5, il costo per Sky è 91.
    Il costo per Mediaset è una caramella, il costo per Sky equivale esattamente agli utili che fa Sky.
    Però il primo a lamentarsi è Mediaset, in modo che immediatamente l'opinione pubblica si rende conto che il governo sta penalizzando Mediaset.
    Poi, quando i comuni mortali che non si chiamano Mediaset vengono a conoscenza del dettaglio del provvedimento del governo, comincia a protestare anche Sky.
    E, naturalmente, a ragione - come abbiamo visto, dato che gli si sta segando il margine attivo annuale.
    E' il "chiagni e fotti", il solito sistema berlusconiano del "chiagni e fotti". Mentre piange, fotte gli altri.
    In questo caso, piange Confalonieri e Berlusconi fotte la concorrenza.
    Questo è un ever green: Montanelli aveva definito Berlusconi il re del "chiagni e fotti". Quando piange stateci attenti: sta fregando qualcuno.
    Qui ha fatto piangere Mediaset perché si notasse di meno il fatto che stavano dando una mazzata alla principale concorrenza, che naturalmente gli sta portando via un sacco di pubblicità.
    Voi sapete che la pubblicità si sta trasferendo dalla televisione generalista alla televisione satellitare e a internet, e loro sulla satellitare sono molto deboli - come abbiamo visto - e su internet sono praticamente inesistenti.
    Voi sapete che dato che internet è ambivalente, parli ma ti rimbalzano, quando questi provano ad andare su internet gli rimbalzano schizzi di sterco da tutte le parti!
    Bisogna essere credibili per andare su internet, non si può mentire su internet con la stessa facilità con cui si mente davanti alla televisione dove il rimbalzo non c'è.
    Quindi, su internet loro si sentono in difficoltà e infatti temono per la pubblicità che sta andando un po' verso il satellite e un po' verso internet.
    La cosa bella è che, di fronte a tutto questo, l'opposizione non sa far altro che parlare di conflitto di interessi.
    E' una cosa un po' triste e un po' comica allo stesso tempo sentir dire ancora questa parola. "Basta con il conflitto di interessi" detto da persone che sono lì da quindici anni e che hanno avuto sette anni di tempo, due volte al governo, per risolvere il conflitto di interessi o per farne uno scandalo mondiale.
    Non hanno mai fatto niente, hanno sempre mercanteggiato il conflitto di interessi per un piatto di lenticchie quando addirittura non hanno costruito in casa propria il conflitto di interessi per pareggiare il conto con quello di Berlusconi invece di risolvere il suo, vedi i DS che scalavano una banca insieme all'Unipol.
    E D'Alema che ancora ieri sera è andato da Crozza a dire che era un'ottima cosa scalare una banca, come se fosse compito di un partito impicciarsi in una contesa bancaria dove ci sono un concorrente estero e uno italiano che dovrebbero battersi ad armi pari.
    Quindi non trovano di meglio che parlottare, borbottare, gorgogliare... "il conflitto di interessi, vergogna!". Sono giaculatorie, geremiadi che lasciano il tempo che trovano.
    La stessa parola, conflitto di interessi, non è più spendibile, è logora, superata. Bisogna trovarne un'altra.
    E l'unica parola che si può trovare, come scriveva il Prof. Zagrebelsky l'altro giorno, è proprio "regime".
    "Regime" non vuol dire fascismo, vuol dire come viene comandato o governato un popolo quando la parola "democrazia" non va più bene.
    E' un temine neutro, bisogna affiancare un aggettivo per definire il regime: abbiamo avuto il regime fascista, comunista, nazista, sudamericano, terzomondiale. In Italia abbiamo un nuovo tipo di regime, mediatico affaristico.
    Naturalmente, le parole, se hanno un senso, devono poi essere accompagnate da gesti concreti.
    E' chiaro che uno scandalo come quello che vediamo, un presidente del Consiglio che utilizza la crisi, le Istituzioni delle quali si è impossessato legalmente - formalmente è legale il suo essere a Palazzo Chigi - per farsi gli affari suoi, le vendette private, danneggiare la concorrenza e avvantaggiare Mediaset che sta andando malissimo in borsa, come Beppe Grillo ha anche ricordato quando ha proposto paradossalmente l'OPA su Mediaset, è uno scandalo che va denunciato a livello internazionale e va sottolineato con atti concreti.
    Non si può continuare a stare insieme a Berlusconi e agli altri in commissione di vigilanza, prepararsi a spartirsi le direzioni delle reti e dei telegiornali, e nello stesso tempo denunciare quello che sta succedendo.
    Per denunciare efficacemente una cosa del genere ci vogliono gesti eclatanti.
    Il primo, ma mi sembra il minimo, una norma igienica di base, è quello di disertare la commissione di vigilanza.
    Intanto perché la commissione parlamentare di vigilanza non deve esistere, è una bestemmia.
    Quando io racconto ai miei colleghi delle televisioni straniere che vengono in Italia a intervistarmi che c'è la commissione parlamentare di vigilanza quelli mi guardano e mi dicono: "ma come... da noi sono le televisioni che vigilano sul governo e sul Parlamento, come potete voi consentire che sia il Parlamento che vigila sulla televisione?".
    Quindi, sbaraccare questo ente inutile e, dato che c'è e oggi le opposizioni sono in minoranza e non lo possono affossare, disertarlo per delegittimarlo.
    C'è un presidente che è una specie di fantoccio, di spaventapasseri preso da Berlusconi fra una delle Quinte Colonne che gentilmente le opposizioni gli mettono sempre a disposizione.
    Villari, detto Vinavillari nel fan club che è nato in suo onore su Facebook.
    Questo Vinavillari è un eroe italiano, un personaggio da film di Alberto Sordi.
    Uno del PD eletto dal centrodestra, contro il volere del PD che l'ha espulso e adesso non si sa più bene a chi risponda. Ogni tanto telefona a Mastella, cioè risponde a uno che non sta in Parlamento.
    Lasciassero il signor Villari con tutti i suoi mandanti in commissione di vigilanza a cantarsele e a suonarsele.
    Pensate, una bella vigilanza dove i vari epuratori e i vari fascistelli che ogni venerdì attaccano Annozero e ogni lunedì la Gabanelli, fascistelli trasversali.
    Restino lì tra di loro, a fare pollaio, con il loro Villari, privi di qualunque legittimità perché l'altra metà, il centrosinistra, è andato via.
    Chiudessero questi signori lì dentro, nel loro pollaio, li lasciassero parlottare.
    E' chiaro che senza un'opposizione la vigilanza non conterebbe più niente, non avrebbe più nessuna autorevolezza e probabilmente, come le nomine della Rai che non devono essere fatte da nessun partito - e quindi bisognerebbe modificare la legge Gasparri sbaraccandola, come aveva tentato di fare il referendum poi purtroppo dichiarato impossibile dalla Corte di Cassazione per l'annullamento di molte firme.
    Sbaraccare la vigilanza ma, in attesa di poterlo fare, delegittimare questa vigilanza finché al momento delle nomine intervenga il Capo dello Stato - se esiste ancora un capo dello Stato - e dica: "signori, non si può andare avanti in questa situazione".
    Perché finora è evidente che in questi primi sei mesi il regime non solo si è scelto l'opposizione che ha preferito, non solo adesso pretende anche di dire al Partito Democratico con chi si deve alleare e con chi no.
    Non solo si è scelto il presidente della vigilanza in un sistema dove sempre si era stabilito che la vigilanza spettasse all'opposizione.
    Non solo sta devastando gli interessi economici, sul mercato non più libero, dei concorrenti Rai e Sky e addirittura di La7: Berlusconi e i suoi invitano a sabotare Maurizio Crozza e Crozza Italia su La7 danneggiando programmi della concorrenza.
    Addirittura adesso il capo di Mediaset, non contento di avere tagliato i fondi a Sky e Rai, si accinge a fare da solo le nomine per le direzioni dei telegiornali e delle reti.
    Voi direte: "non c'è bisogno di cambiarli, quelli sono a disposizione in permanenza, cambiano colore anche senza aver bisogno di cambiare persona".
    Questo è verissimo, infatti ieri sera credo che invece di illuminare lo scandalo del quale stiamo parlando, di quello che non si può più nemmeno chiamare conflitto di interessi perché è qualcosa di più mostruoso, il TG1 ha dedicato un ampio servizio ai campionati italiani di Yoyo.
    Questi sì che sono sport da sottolineare.
    Mi veniva in mente, per concludere questa nostra chiacchierata, quello che scriveva Montanelli, profeticamente, già nel 1994.
    Era uno dei pochi, su La Voce, a parlare di regime non appena Berlusconi si insediò.
    Pochi mesi dopo che Berlusconi si insediò, non appena mise le mani sulla Rai, nominando Letizia Moratti, che comunque era incommensurabilmente meglio della classe dirigente che adesso esibisce il popolo del centrodestra.
    Montanelli già lucidamente capì che quando il controllori nominano i controllati e quando i controllati sono pappa e ciccia con i controllori, e quando la concorrenza non c'è più perché l'azienda A si occupa anche dell'azienda B, sua concorrente, è un po' come se la Fiat potesse nominare i vertici della Toyota.
    Bene, io mi sono segnato, e ho riportato in un articolo che ho fatto su Micromega dedicato ai lecchini di regime in questi primi sei mesi, le parole di Montanelli.
    Scriveva, Indro Montanelli, il 20 settembre 1994 e l'11 ottobre 1994 due articoli memorabili che potrebbero essere pubblicati oggi senza problemi, tali e quali.
    “Anche stavolta proprio di lottizzazione si è trattato. Eseguita in piena autonomia, certo, come in piena autonomia spara il killer, visto che la pistola è la sua, e suo il dito che preme il grilletto.
    Anche gli aguzzini di Auschwitz sceglievano autonomamente i disgraziati ebrei da infornare. Qualcuno dirà che è quanto si faceva anche nella Prima Repubblica. È vero. Ma la seconda è nata per correggere i difetti della Prima, non per perpetuarli, aggravati. Perché nella prima le lottizzazioni erano confesse, anzi quasi istituzionalizzate da un famoso manuale, il Cencelli, che ne dettava le regole.
    Il Potere attuale lancia il sasso e nasconde la mano procedendo per delega, cioè lottizzando i lottizzatori. I quali dicono di agire in piena libertà, e hanno ragione perché è in piena libertà che hanno scelto di eseguire gli ordini del padrone e il modo di farlo.
    Anche lo sciuscià Emilio Fede lustra in piena, e anzi voluttuosa, libertà gli stivali del Cavaliere. Servire, diceva Renard, è il verbo che si presta alla più ricca gamma di modulazioni”.
    "Eppure - osservava Montanelli - bastava lasciare al loro posto i lottizzati della precedente infornata. Avrebbero provveduto essi stessi a convertirsi ai nuovi padroni del vapore: “Lottizzati si nasce, non si diventa.
    Chi lo era ieri (...), lo sarebbe rimasto con la “squadra” [di Berlusconi, ndr]. Quella della Rai non è stata la strage degl’innocenti. È stata la strage degli innocui. A riprova che nessun mestiere si può improvvisare. Anche quello dell’epuratore, come quello del boia, esige il suo tirocinio”.
    E poi si lanciava in una previsione che è quella che vorrei lasciarvi perché ci riflettiate:
    “Dobbiamo prepararci a presentare le nostre scuse a Emilio Fede. L’abbiamo sempre dipinto come un leccapiedi, anzi come l’archetipo di questa giullaresca fauna, con l’aggravante del gaudio.
    Spesso i leccapiedi, dopo aver leccato, e quando il padrone non li vede, fanno la faccia schifata e diventano malmostosi. Fede, no.
    Assolta la bisogna, ne sorride e se ne estasia, da oco giulivo. Ma temo che di qui a un po’ dovremo ricrederci sul suo conto, rimpiangere i suoi interventi e additarli a modello di obiettività e di moderazione.
    Ce lo fanno presagire certe trasmissioni radiofoniche e televisive (...) della Rai - pensate, era nel 1994... avesse visto e sentito cosa fanno alla radio e in televisione oggi - , che non ha nemmeno aspettato l’insediamento dei nuovi boss per adeguarsi al clima di ‘tutto va bene, madama la Marchesa’. - l'ottimismo di cui parla il Cavaliere - Di cui essi devono essersi fatti garanti”.
    “Oggi, per instaurare un regime, non c’è più bisogno di una marcia su Roma né di un incendio del Reichstag, né di un golpe sul palazzo d’Inverno.
    Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa: e fra di essi, sovrana e irresistibile, la televisione. (...)
    Non ci meraviglieremmo se nella corsa alla piaggeria i nuovi officianti della Rai batteranno quelli della Fininvest: come sempre i conversi superano, nello zelo, i veterani.
    Ma quale che sia l’esito di questo confronto, è scontato il risultato: il sudario di conformismo e di menzogne che, senza bisogno di ricorso a leggi speciali, calerà su questo Paese riducendolo sempre più a una telenovela di borgatari e avviandolo a un risveglio in cui siamo ben contenti di sapere che non faremo in tempo a trovarci coinvolti”.
    E infatti, purtroppo, Montanelli se n'è andato nel 2001 ma, per sua fortuna, non ha potuto vedere il nostro Paese ridotto a una "telenovela di borgatari".
    Noi, invece, ci siamo in questa telenovela di borgatari, ci apprestiamo a celebrare il centenario della nascita del grande Montanelli e, nel frattempo, per evitare di diventare borgatari anche noi, passiamo parola!
    Ciao"

    L' ottimismo del coglione

    Ho comprato due lavatrici, tre frigoriferi e uno schermo al plasma. Ingombrano un po’, ma non potevo ignorare l’appello di Testa d’Asfalto dall'Abruzzo. La colpa della recessione è di chi non consuma. Dei finti disoccupati. Le aziende non producono e la Fiat ha i piazzali pieni di auto. E’ una legge di natura. Se non compri, azienda chiude.
    Italiani, tirate fuori i soldi dal materasso, siete peggio di un genovese. Pensate a quell’uomo. A ciò che ha dovuto patire per il nostro Paese divenuto di sua proprietà. Alle sue ville in Sardegna. Ai suoi mille e mille miliardi. I danèe li ha meritati. Lo sapete, è ricco sfondato grazie a voi. Con il meccanismo dei soldi comunicanti. La pubblicità è il pizzo che pagate su ogni acquisto. Quando comprate una merendina o una scatola di pomodori finanziate Mediaset. La pubblicità fa parte del prezzo del prodotto e la pagate tutti i giorni. Quando voi consumate, lui incassa. Se l’Italia è più povera e lui ricchissimo una ragione ci sarà. Chiamala, se vuoi, P2.
    Se non consumate, lui diventa triste e non ascolteremo più le sue famose barzellette su Obama abbronzato come Naomi Campbell e su Mangano eroe di Forza Italia. Se la raccolta pubblicitaria di Publitalia crolla, il titolo di Mediaset soffre peggio di Veltroni quando fa opposizione. Se va sotto l’euro chi lo racconta a Confalonieri?
    Ci sono voluti vent’anni per consumare l’Italia, ma lui ci è riuscito. Ha avuto l’appoggio dei collaborazionisti Bossi, D’Alema e Violante, è vero. Centinaia di giornalisti si sono venduti, è vero. Ma lo sfascio, diciamocelo, è soprattutto merito suo. I 400.000 precari che perderanno il lavoro entro Natale non deludano lo psiconano. Si rechino con le famiglie alla sede più vicina della Mediolanum, la banca intorno a loro. Chiedano del signor Ennio Doris. Dicano che li manda Berlusconi, il coproprietario della banca, e che devono consumare. Un prestito, un mutuo a tasso agevolato e via verso il più vicino centro commerciale per una sveltina tra gli scaffali.
    La cura per il rilancio dei consumi comunque c’è. Tremonti è al lavoro per una manovra di 80 miliardi di euro che saranno investiti in opere pubbliche. Gli 80 miliardi verranno prelevati dalle tasse degli italiani. Ci arricchiamo e ci indebitiamo da soli. Un giro conto sul conto degli altri. Togliere ai contribuenti per dare alla Confindustria.
    Lasciate la luce accesa anche di giorno, l’acqua del rubinetto aperta, i caloriferi a tutta manetta. Usate tre preservativi alla volta, uno sull’altro, e due scatole di Viagra per sera. Consumate, consumatevi. L’ottimismo del coglione genera mostri.

    Amore di plastica

    Non sei per nulla obbligato
    a comprendermi
    quasi non sento il bisogno
    d'insistere
    Tu che mi offrivi un amore
    di plastica
    ti sei mai chiesto se onesto
    era illudermi
    Ricorda
    tu sei quello che non c'è
    quando io piango
    tu sei quello che non sa
    quando è il mio compleanno
    quando vago nel buio
    Ma come posso dare l'anima
    e riuscire a credere
    che tutto sia più o meno facile
    quando è impossibile
    volevo essere più forte di
    ogni tua perplessità
    ma io non posso accontentarmi se
    tutto quello che
    sai darmi
    è un amore di plastica
    Tu sei quel fuoco che stenta
    ad accendersi
    non hai più scuse eppure sai
    confondermi
    Ricorda
    tu sei quello che non c'è
    quando io piango
    tu sei quello che non sa
    quando è il mio compleanno
    quando vago nel buio
    Ma come posso dare l'anima
    e riuscire a credere
    che tutto sia più o meno facile
    quando è impossibile
    volevo essere più forte di
    ogni tua perplessità
    ma io non posso accontentarmi se
    tutto quello che
    sai darmi
    è un amore di plastica
    volevo essere più forte di
    ogni tua perplessità
    ma io non posso accontentarmi se
    tutto quello che
    sai darmi
    è un amore di plastica
    ma io non posso accontentarmi se
    tutto quello che
    sai darmi è un amore di plastica

    Nuova commissione anti-mafia blah!

    "Buongiorno a tutti.
    Finalmente, si fa per dire, riparte la commissione parlamentare antimafia. Voi sapete che è dall'inizio degli anni Sessanta che il Parlamento italiano si costituisce in commissione bicamerale antimafia per combattere la mafia, soprattutto nei suoi rapporti tra mafia e politica.
    C'è una contraddizione: la politica che combatte i rapporti tra mafia e politica è come dire la mafia che combatte i rapporti fra mafia e politica.
    E infatti non li ha, almeno negli ultimi quindici anni, mai combattuti; da quando, cioè, non c'è più un'opposizione forte a chi sta al governo ma ci sono, sulle questioni che contano, finte divisioni fra maggioranza e opposizione e poi una sostanziale unanimità. Infatti, come sappiamo, negli ultimi quindici anni tutte le normative serie in materia di lotta alla criminalità organizzata sono quelle che erano contenute nel papello di Totò Riina. Sono state abolite le carceri nelle isole con l'isolamento del 41bis serio, Pianosa e Asinara; sono stati di fatto aboliti i pentiti, nel senso che nell'anno 2000 destra e sinistra insieme hanno messo mano alla riforma che aveva voluto Falcone all'inizio degli anni Novanta e hanno deciso di togliere tutti i benefici che rendevano conveniente, per un mafioso, schierarsi dalla parte dello Stato tradendo la mafia. Per cui i mafiosi hanno capito l'antifona, quelli che avevano qualche intenzione di pentirsi se la sono fatta passare, quelli che si erano già pentiti si sono pentiti di essersi pentiti e hanno ritrattato.
    In più sono state ridotte di molto le scorte ai magistrati e ai testimoni antimafia. E' stato svuotato dall'interno il 41bis per cui quando il cosiddetto ministro Alfano racconta che non è mai stato così efficace sa benissimo - spero per lui - di raccontare favole perché lo sanno tutti che il 41bis è diventato una specie di barzelletta da quando è stato stabilizzato per legge.
    Quando voi sentite il presidente del Senato Schifani dire: "noi nella legislatura del governo Berlusconi II abbiamo stabilizzato un provvedimento che prima era provvisorio e veniva attuato dal ministro della Giustizia di sei mesi in sei mesi, abbiamo stabilizzato per sempre il 41bis", spero che anche lui - ma credo che lo sappia - sia conscio di raccontare favole. Perché il 41bis quando era provvisorio era molto più efficace che oggi quando è diventato legge definitiva. Per quale motivo?
    Per un motivo molto semplice: quando un provvedimento viene rinnovato di sei mesi in sei mesi i tempi burocratici necessari per il mafioso recluso per chiedere la revoca dell'isolamento, sono talmente lunghi che di solito la risposta alla sua domanda non arriva in tempo in sei mesi, quindi quando gli rispondono c'è già stato un nuovo provvedimento semestrale, contro il quale deve di nuovo ricorrere.
    I ricorsi, quindi, contro il 41bis non venivano quasi mai accolti perché non si faceva in tempo. Praticamente il 41bis durava molto a lungo ed era molto difficile revocarlo. Ora che è diventato un provvedimento che vale per sempre, preso una volta vale per sempre - o almeno fino a che non ce ne sono i presupposti - i ricorsi sono molto facili perché anche se durano 7-8 mesi ne basta uno perché la persona possa vincerlo, allora si va alla discrezionalità del magistrato singolo il quale ogni volta che riceve il ricorso deve valutare se la persona sia ancora socialmente pericolosa, collegata con l'organizzazione mafiosa. E come fai a saperlo? Come fai a sapere se una persona è potenzialmente pericolosa? Come fai a sapere se ha ancora legami dopo anni che è in carcere? Lo puoi presumere ma se non lo puoi dimostrare, spesso puoi concedere la revoca del 41bis senza alcun rischio e senza alcuna formale irregolarità.
    Quindi molti detenuti mafiosi, anche stragisti, che stavano al 41bis hanno ottenuto, in buona o cattiva fede dei magistrati di sorveglianza, il trattamento carcerario normale.
    Quindi adesso incontrano quando gli pare avvocati, parenti eccetera. Non raccontiamoci balle: le commissioni antimafia sono un paravento per far finta che lo Stato ancora combatte la mafia. Non sono più le commissioni antimafia degli anni Sessanta e Settanta che addirittura anticipavano il lavoro della magistratura.
    La magistratura negli anni Sessanta e Settanta, soprattutto in Sicilia e a Roma in Cassazione, era quella magistratura che proclamava la non esistenza della mafia oppure scambiava la mafia per un'accozzaglia di bande che, scompostamente e senza alcun vertice, agivano per i campi.
    La commissione antimafia, molto più avanzata di quella magistratura, già faceva i nomi e i cognomi dei personaggi.
    Salvo Lima era citato decine di volte nelle relazioni di minoranza della commissione antimafia come referente della mafia ben prima che venisse assassinato e ben prima che nel processo Andreotti e nel processo sull'assassinio Lima i magistrati poi stabilissero nero su bianco che Lima era un noto mafioso.
    Negli ultimi anni la commissione antimafia è diventata un ente inutile, anzi dannoso, proprio perché ha diffuso la sensazione che il Parlamento continuasse a occuparsi dei rapporti fra mafia e politica, mentre non ha mai avuto il coraggio di mettere le mani sul caso Dell'Utri.
    Non ha mai avuto il coraggio di mettere le mani sul caso Berlusconi. Non ha mai avuto il coraggio di mettere le mani sul caso Andreotti, nemmeno dopo che la magistratura aveva già squadernato, sotto gli occhi dei commissari e del Parlamento, le carte necessarie e indispensabili per poter tirare almeno le conclusioni politiche di quei rapporti ormai accertati.
    Io ricordo che, con Elio Veltri, scrivemmo il libro "L'odore dei soldi" nel 2001 con gli editori riuniti proprio perché Veltri faceva parte della commissione antimafia.
    Venne da me e mi disse: "abbiamo fatto arrivare dal Tribunale di Palermo le carte del processo Dell'Utri, le perizie sui finanziamenti ambigui della Fininvest negli Settanta e Ottanta,
    i rapporti sui finanziamenti delle varie finanziarie del gruppo Berlusconi.
    Quando io ho chiesto di discuterne in commissione, eravamo alla fine della legislatura del centrosinistra, mi hanno tutti guardato come un matto e abbiamo votato.
    Ho votato da solo per parlare del caso Dell'Utri - Berlusconi in commissione antimafia e tutti mi hanno votato contro, compresi persone oneste della sinistra come Beppe Lumia dei DS e Giovanni Russo Spena di Rifondazione".
    Allora facemmo il libro.
    Ora perché vi racconto tutto questo? Perché si sta reinsediando la commissione parlamentare antimafia.
    Se voi andate sul sito della Camera, andate nella finestra che riguarda le commissioni, andate nelle commissioni bicamerali e trovate "Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno di mafia e sulle altre associazioni criminali anche straniere".
    Poi trovate la legge istitutiva, è una legge nuova ogni volta, rispetto a quella vecchia.
    Di solito ricopiata, questa volta - sono anche spiritosi - hanno voluto scrivere che questa commissione antimafia indagherà anche sui rapporti tra mafia e politica con particolare riferimento al periodo delle stragi del '92-'93. Quindi mandanti occulti, trattative fra Stato e mafia eccetera. Speriamo che sia vero. Alla voce presidente, vicepresidenti e segretari c'è il bianco, perché non hanno ancora designato il presidente.
    Ci sono invece i cinquanta componenti, venticinque deputati e venticinque senatori.
    Buona notizia: non ci sono pregiudicati. Ve lo dico perché nella scorsa legislatura ce n'erano due: Vito Alfredo e Paolo Cirino Pomicino. Questa volta hanno pensato di non metterceli.
    In compenso abbiamo dei personaggi che forse, valutate voi, non sono proprio il non plus ultra per la commissione antimafia.
    Soprattutto il presidente: pare il che il favorito alla presidenza dell'antimafia sia Beppe Pisanu.
    Premetto che Beppe Pisanu è persona estremamente seria ed è uno dei migliori, o dei meno peggio a seconda della visuale, di Forza Italia. Ma più per demerito degli altri che non per merito suo!
    Voi sapete che Pisanu è completamente uscito dall'orbita di Berlusconi: nessuno ne parla più.
    L'avete mai più visto in televisione, l'avete mai più sentito nominare?
    Eppure era il ministro dell'Interno durante le elezioni del 2006. Secondo alcuni, Enrico Deaglio, è il ministro dell'Interno che si oppone ai tentativi golpistici di broglio ventilati dal Cavaliere e per questo è protagonista di una rissa memorabile a Palazzo Grazioli.
    Da allora - noi non sappiamo se è vero, Deaglio con alcuni indizi l'ha sostenuto nella sua inchiesta sui presunti brogli nel 2006 - sta di fatto che Pisanu non ha più avuto alcun incarico di prestigio ed è stato posato, anche se è rimasto in Forza Italia.
    Adesso pare che, proprio per questo suo ruolo non più fidato per Berlusconi, stia diventando una figura di garanzia che piace anche all'opposizione per fare il presidente dell'antimafia.
    Purtroppo, però, Pisanu non è un pivellino appena uscito dalle Università.
    E' un signore nato a Sassari nel 1937.
    Ha un anno in meno di Berlusconi, ne ha 71. Laureato in scienze agrarie, era nella DC - nella sinistra DC - amicissimo di Cossiga.
    E' stato nella segreteria di Zaccagnini, capo della segreteria di Zaccagnini negli anni del compromesso storico.
    Poi è stato sottosegretario al Tesoro e alla Difesa nei governi Forlani, Fanfani, Spadolini, Goria e Craxi.
    Nel 1994 era vice capogruppo di Forza Italia alla Camera e nel 1996 è stato nominato capogruppo quando hanno cacciato Vittorio Dotti perché era fidanzato di Stefania Ariosto, che aveva il grave torto di avere parlato di Previti.
    Nel 2001 ministro per la verifica del programma nel governo Berlusconi II e poi ministro dell'Interno dopo che Scajola ebbe la splendida idea di definire "rompicoglioni, avido" il povero Marco Biagi dopo l'assassinio.
    Insomma, è in Parlamento da dieci legislature.
    Questa è la sua undicesima.
    Perché dico che forse non è l'uomo giusto al posto giusto? Perché nel 1983 era sottosegretario al Tesoro nel governo Fanfani V.
    Cosa successe? Il caso Ambrosiano.
    Andiamo con ordine: Pisanu è sottosegretario al Tesoro e il Tesoro ha il dovere di sorveglianza, insieme alla Banca D'Italia, sulle banche, soprattutto sull'Ambrosiano che era un'enorme banca.
    Bene, lui, che avrebbe dovuto vigilare come sottosegretario al Tesoro, in realtà era amicissimo di Roberto Calvi, il bancarottiere, e di tutti gli uomini che gli avevano dato una mano a fare bancarotta, a cominciare da Flavio Carboni.
    Flavio Carboni non era coinvolto tanto negli aspetti finanziari del caso Ambrosiano quanto piuttosto nella fuga di Calvi in Svizzera e poi in Inghilterra, tant'è che è stato addirittura imputato per l'omicidio Calvi, assolto in primo grado ma adesso credo ci sarà il processo di appello.
    Insieme a Licio Gelli, ad esponenti della banda della Magliana, un bel giro.
    Pisanu ci andava in barca, in Sardegna con Flavio Carboni, e sulla barca - che si chiamava la "Punto Rosso", 22 metri - c'era anche un omino: il nostro presidente del Consiglio attuale, Berlusconi.
    Sempre sulla barca, in Costa Smeralda.
    A un certo punto condannano Calvi per reati valutari, lo mettono in libertà provvisoria.
    Va anche Calvi in barca, dopo essere stato condannato in primo grado, arrestato e messo in libertà provvisoria, va in barca pure lui con Pisanu e il resto della compagnia.
    Poi nel 1982 arrestano Carboni per la fuga di Calvi, che poi è stato trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri di Londra; Carboni viene arrestato e Pisanu viene interrogato sulle sue frequentazioni con Carboni e risponde al magistrato Pierluigi Dell'Osso: "incontravo Carboni perché era un interlocutore valido per le forze politiche richiamantisi all'ispirazione cattolica".
    Carboni era un'anima pia: parlavano di teologia, probabilmente, in barca nei giorni del crack Ambrosiano.
    Carboni, aggiunge Pisanu riuscendo a rimanere serio, "mi disse che Berlusconi aveva interesse a espandere Canale5 in Sardegna, tal che lo stesso Carboni si stava interessando per rilevare, a tal fine, la più importante rete televisiva sarda, Videolina, e mi disse di essere in affari col signor Berlusconi anche a riguardo di un grosso progetto edilizio denominato "Olbia 2"".
    Era quando Berlusconi e Carboni volevano rovesciare una colata di cemento sulla costa Smeralda.
    Questo pio sodalizio si estende poi al Banco Ambrosiano perché, come vi ho detto, il sottosegretario al Tesoro, anziché vigilare su quello che stava facendo Calvi, già condannato per reati valutari, incontra Calvi quattro volte, in quei giorni.
    Subito dopo viene chiamato a rispondere alla Camera da un'interrogazione parlamentare delle opposizioni che, allarmate per il crack dell'Ambrosiano, del quale già si parla anche se non è stato ancora ufficializzato, chiedono notizie al governo, al sottosegretario al Tesoro.
    Pisanu, l'8 giugno del 1982, risponde alla Camera. Già all'epoca c'era un enorme buco, c'era il buco del banco Andino, affiliato al Banco Ambrosiano, che stava rischiando di trascinare anche l'Ambrosiano nel crack.
    Ma Pisanu rassicura: niente paura: è tutto sotto controllo, nessun allarme. Dice: "le indagini condotte all'estero sull'Ambrosiano non hanno dato alcun esito".
    Non tanti giorni dopo, un giorno dopo, il 9 giugno Pisanu va di nuovo a cena con Flavio Carboni.
    Un altro giorno dopo, il 10 giugno, Calvi scappa dall'Italia per finire, come sappiamo, sotto il Ponte dei Frati Neri, appeso.
    Nove giorni dopo l'uscita di Pisanu in Parlamento - tutto sotto controllo, nessun problema per l'Ambrosiano - il governo suo, Fanfani, mette l'Ambrosiano in insolvenza.
    Lo dichiara insolvente e manda sul lastrico migliaia di risparmiatori, che perdono tutto quello che avevano.
    Poi, sia l'Ambrosiano, sia l'Andino fanno la loro regolare bancarotta.
    La commissione P2, presieduta da Tina Anselmi, convoca Pisanu perché Angelo Rizzoli, editore, all'epoca proprietario del Corriere della Sera, P2, poi coinvolto in un crack, anche lui arrestato, racconta: "a proposito del Banco Andino, Calvi disse a me e a Tassandin - l'uomo della P2 al vertice del Corriere della Sera - che il discorso dell'onorevole Pisanu in Parlamento l'aveva fatto fare lui - Calvi. Qualcuno mi aveva detto che per quel discorso Pisanu aveva preso 800 milioni da Flavio Carboni".
    Quest'accusa, che poi verrà riesumata anche dal portaborse di Calvi, Pellicani, non ha mai trovato conferma, quindi possiamo ritenerla falsa o non provata.
    Ma il problema è politico: Pisanu è il signore che ha messo la faccia, è andato in Parlamento a dire che il Banco Ambrosiano era una meraviglia mentre era alla vigilia del crack.
    Il tutto a causa dei suoi conflitti di interessi, cioè dei suoi rapporti con Carboni, con Calvi e con Berlusconi.
    In commissione P2 si scatenano le opposizioni: i più accesi sono Teodori, dei Radicali, e Tremaglia, del Movimento Sociale, che ne dicono di tutti i colori di Pisanu.
    Se volete trovate in "Se li conosci li eviti", la biografia di quei giorni terrificanti, tant'è che urlano "dimissioni, dimissioni, dimissioni!" e alla fine, il 21 gennaio del 1983, Pisanu si dimette da sottosegretario al Tesoro.
    Poi rientrerà in un altro governo e verrà riciclato da Forza Italia, perché sapete che in Italia non si butta via niente!
    Lo ritroviamo, Pisanu - ve lo racconto di nuovo il suo possibile ruolo di presidente della commissione antimafia - nel 2004, 10 gennaio, in una telefonata.
    Non è lui al telefono: al telefono ci sono Berlusconi, presidente del Consiglio, e Cuffaro, all'epoca governatore della Sicilia per il centrodestra.
    Cuffaro, sapete, era preoccupato perché c'era un'indagine per favoreggiamento alla mafia da parte della Procura di Palermo, Berlusconi lo rassicura e gli dice: "io ho saputo qui, la ragione perché ti telefono, il ministro dell'Interno mi ha parlato e mi ha detto che tutta la... è sotto controllo, è tutto sotto controllo".
    Chi era ministro degli Interni in quel periodo? Pisanu.
    A che titolo Pisanu sapeva notizie o controllava notizie su un'indagine segreta della magistratura a Palermo, un'indagine di mafia che coinvolgeva anche il governatore?
    E a che titolo informava Berlusconi di queste eventuali notizie segrete di cui aveva saputo?
    E a che titolo Berlusconi informava Cuffaro?
    C'è, per caso, un reato di favoreggiamento in questo comportamento? Lo domando perché Cuffaro è stato condannato per avere avvertito dei mafiosi su notizie riservate su indagini in corso.
    Se fosse vero quello che dice Berlusconi al telefono, forse ci sarebbe qualcosa di illecito anche nel comportamento di un ministro dell'Interno che si procura notizie su un'indagine segreta, che le rivela al presidente del Consiglio, che le rivela all'interessato, cioè all'indagato, cioè a Totò Cuffaro.
    Perché non sono stati chiamati a risponderne penalmente? Perché in quel periodo la procura di Palermo adottava una linea morbida nei confronti dei politici.
    Pisanu fu sentito come testimone, Berlusconi non fu nemmeno sentito.
    La procura, presieduta da Piero Grasso, chiese e ottenne la distruzione di quei nastri, anziché mandarli al Parlamento per ottenere l'autorizzazione a utilizzarli per valutare eventuali reati da parte di Berlusconi e Pisanu.
    Tutti da dimostrare, naturalmente, ma la telefonata è quanto mai inquietante, soprattutto perché Cuffaro non si è mai saputo da chi sapesse le notizie riservate che poi passava ai mafiosi.
    Qui abbiamo un piccolo indizio: "il ministro dell'Interno mi ha parlato, e mi ha detto che tutta la... è tutto sotto controllo, tutto sotto controllo".
    Perché dico questo? Perché è evidente che una commissione parlamentare antimafia seria, che volesse occuparsi dei rapporti mafia-politica, potrebbe per esempio cominciare dal caso Cuffaro.
    E nel caso Cuffaro domandarsi se c'erano deviazioni istituzionali.
    E magari convocare Berlusconi e Pisanu.
    Ma se il presidente dell'antimafia fosse Pisanu, potrebbe convocare se stesso? Si, dovrebbe guardarsi allo specchio e farsi le domande e darsi le risposte.
    Passate parola!

    Grazie ad aramis666! Mi sento come IL VENTO...

    L' orizzonte e' nello specchio
    l' orizzonte e' dentro me
    ho distrutto tutto il tempo
    perche' il tempo e' solo mio
    cielo basso sui capelli
    l' orizzonte e' dentro me
    ho scolpito sulla pelle
    che chi piange ridera'.
    Sono libero, come il vento sono libero
    Questo mostro ha cento occhi
    cento occhi come spie
    ma quei bastardi ridono
    mi hanno tolto mani, bocca e occhi,
    occhi... occhi, occhi... occhi, occhi...
    occhi, occhi...
    Sono il vento, sono libero come il vento,
    senza fine ah ah ah
    sono libero, sono libero
    Con il cuore in quella piazza
    tiene a mente Tienammen
    la morte la porta la liberta' e la violenza perdera'
    e ogni gabbia uccide un uomo ma la rabbia fa' resistere
    e ha scolpito sulla pelle che chi piange ridera'.
    Sono il vento, sono libero come il vento, senza fine
    sono il vento, sono libero come il vento, seno libero ah ah ah.

    Rispetta la mia scelta rispetta la mia scelta.

    Libero, libera, libero, libera libero, libera, libero, libera. L' orizzonte e' nello specchio
    l' orizzonte e' dentro me
    ho distrutto tutto il tempo
    perche' il tempo e' solo mio
    cielo basso sui capelli
    l' orizzonte e' dentro me
    ho scolpito sulla pelle
    che chi piange ridera'.
    Sono libero, come il vento sono libero
    Questo mostro ha cento occhi
    cento occhi come spie
    ma quei bastardi ridono
    mi hanno tolto mani, bocca e occhi,
    occhi... occhi, occhi... occhi, occhi...
    occhi, occhi...
    Sono il vento, sono libero come il vento,
    senza fine ah ah ah
    sono libero, sono libero
    Con il cuore in quella piazza
    tiene a mente Tienammen
    la morte la porta la liberta' e la violenza perdera'
    e ogni gabbia uccide un uomo ma la rabbia fa' resistere
    e ha scolpito sulla pelle che chi piange ridera'.
    Sono il vento, sono libero come il vento, senza fine
    sono il vento, sono libero come il vento, seno libero ah ah ah
    .

    Rispetta la mia scelta rispetta la mia scelta.

    Libero, libera, libero, libera libero, libera, libero, libera.
    Libero, libera, libero, libera libero, libera, libero, libera.

    Sono libero

    Libero, libera, libero, libera libero, libera, libero, libera.

    Sono libero

    Grande Gogo e il suo articolo su Obama!!! Ti voglo bene... :)

    MILANO – “Adesso sono tranquilla. Sto meglio io. Starà meglio lei”. Ore 4.59. Barack Obama è stato eletto presidente. Johanna, una ragazza di 27 anni, guarda lo schermo della CNN. Sorride. E si tocca la pancia. È incinta e sogna un futuro migliore. Anche – e soprattutto – per la sua bambina.

    La notte elettorale della comunità americana a Milano nel locale “Le Banque”, in via Porrone 6 è organizzata dal consolato USA. “E’ un modo – dice Zoe, piercing, 19 anni studentessa del Parini italo-americana – per sentirci uniti. Siamo così lontani da casa”.

    Tanti giovani. Mai come in queste elezioni il voto degli under 25 è stato decisivo. Come quello di Jeff, un ragazzo di 18 anni del Liceo americano di Opera: “Obama, ovviamente – risponde – lo sento più vicino a me”.

    Destini incrociati. Occhi stanchi. Soddisfatti. Sorridenti. Un filo conduttore di colore blu (democratico) che interseca Storia e Storie. Che trasforma il timido applauso di 00.30 (il Vermont è il primo stato a colorarsi di blu) in quello liberatorio dell’alba, accompagnato dal coro da stadio: “Yes, we can”.

    C’è entusiasmo. E birra. Tanta birra. Rigorosamente Budweiser.

    “Brindiamo a Obama con la birra di McCain. (la moglie di McCain controlla la Bud, un impero da 300 milioni di dollari l’anno; ndr) Per noi neri – dice Francis, un ragazzo di 29 anni – è una rivoluzione. Un messaggio per tutto il mondo”.

    Un cameriere indossa la maschera di Barack. Quella di Halloween. Si fa spazio tra la folla ed arriva alle sagome di cartone a grandezza naturale dei due candidati. Foto. Ancora sorrisi. Con gli occhi.

    I sostenitori di McCain sono scomparsi. Alle 3.47. Quando l’Ohio – uno degli stati in bilico – è stato assegnato a Obama. Gli addetti del consolato iniziano a distribuire delle bandierine. La proclamazione è vicina. Gli occhi, ora, sono tutti incollati ai maxischermi. Attorno, delle riproduzioni di Tamara de Lempicka, palloncini blu e rossi, le bandiere dei 50 stati. Si sogna la Virginia. Parte un conto alla rovescia. Come a capodanno. Tre. Due. Uno. “Barack Obama, elected”. Johanna guarda sua figlia. Zoe urla di gioia. Francis si sfiora il cappello bianco. Sventolano stelle e strisce. Un’eccitazione generale risveglia tutti. Il filo blu, ora, collega Milano, Denver, Chicago, Atlanta. Il Console, Daniel Weygandt prende la parola e ringrazia tutti.

    Sono le 5.15. John McCain rende l’onore delle armi al “suo nuovo presidente”. La gente apprezza la correttezza del senatore repubblicano ed applaude. Qualcuno si commuove.

    È l’alba a Milano. Parla Obama: “Non siamo 50 stati diversi. Noi siamo gli Stati Uniti d’America”. Il filo blu abbraccia tutti. Tutti. Alcuni, però, barcollano. Questo non importa. Non stasera. Non oggi. Non questa mattina.

    La gente esce. Torna a casa a gruppetti. In silenzio. Con un filo blu ed un sorriso negli occhi quasi chiusi.

    Obama ha vinto!

    Obama ha vinto. Sono contento, ma soffro più di prima. Obama ha dichiarato: “Gli Stati Uniti sono il posto dove tutto è possibile”. Guardo il mio Paese dove niente è possibile. Un piduista capo del Governo. Un’opposizione indecente. L’informazione sotto controllo. E mi viene il magone.
    Obama, giovane, colto, slanciato, intelligente, di colore, parla di futuro, di innovazione. “Il cambiamento è arrivato”, ha detto. “La nostra vittoria è partita dal basso”. Da noi quando arriverà? Gerontocrazia e oligarchia regnano. I Berlusconi, i Napolitano, i Gelli, gli Andreotti sono vecchi che viaggiano tra i 70 e i 90 anni. Vogliono vivere in eterno, fino a 120 anni.
    Il Paese è una stanza piena di aria viziata. Il puzzo del potere ci ha contagiato. Non sentiamo più il nostro stesso odore. Chi vuole aprire la finestra, portare venti di cambiamento, puliti, onesti, viene massacrato come fu Borsellino, come fu Ambrosoli. O emarginato, combattuto dalle istituzioni e dai media. Come De Magistris, come la Forleo.
    Immaginate Obama che, come primo atto di Governo, dichiara la sua immunità per legge per salvarsi da un processo di corruzione. Durerebbe poche ore, poi dovrebbe fuggire all’estero. Pensate a Obama che parla di inceneritori e di centrali nucleari, avrebbe vinto McCain. Obama è una speranza, Veltrusconi una condanna.
    Mi sento addosso un senso insopportabile di pesantezza. Avverto più di prima un tanfo di arteriosclerosi nelle strade. L’Italia stanotte è invecchiata di colpo. Ci guardiamo allo specchio e ci spaventiamo. Cosa siamo diventati? Cosa ci aspetta senza un cambiamento radicale? La Rete ha annunciato per prima la vittoria di Obama, 3.000 comuni italiani su circa ottomila sono senza ADSL. Peggio dell’Africa, ma con il digitale terrestre d’antiquariato.
    Scusate, devo riprendermi. Obama mi ha tirato un colpo basso, da oggi sarà più difficile capire perché viviamo, perché dobbiamo vivere in questo sfascio. La Rete è stata fondamentale per la sua campagna, è un segnale della fine dei giornali e delle televisioni. La rivoluzione in Italia, se ci sarà, non sarà televisiva. Informiamoci e informate in Rete, senza sosta. Forse la finestra si spalancherà, belin. Loro non molleranno mai, noi neppure.

    Per Dario Fo la riforma è ...

    I giovani lo hanno capito. In gioco non c'è solo il decreto Gelmini, c'è il loro futuro. Questo Paese non è più in grado di garantire nulla. Lavoro, pensioni, ricerca, servizi sociali. Le nuove generazioni troveranno un piatto vuoto, leccato a tal punto da brillare nel buio.
    Maroni-prendi-istruzioni vuole denunciare gli studenti che occupano le università. Povero Maroni e povera Lega. Ieri si dicevano al servizio di quello che chiamavano il popolo, oggi sono al servizio di chi Bossi chiamava il mafioso di Arcore.
    Senza legittimità morale non si governa un Paese. Non si possono chiedere sacrifici con 18 condannati in Parlamento. In Italia, mentre operai e impiegati perdono il lavoro ogni giorno, chi li governa si compra ville come caramelle. Lo disse anche Frà Cristofaro a Don Rodrigo: "Verrà un giorno...".

    Testo:
    "L’unico modo, come diceva un certo Mao Tze Thung, bisogna andare dentro dove sta la tigre, per capire l’antro, per capire cosa succede intorno. Io sono stato alla Statale di Milano e ho recitato tenendo una lezione. Mi serviva una provocazione per sentire gli umori, ascoltare attraverso i riflessi quello che era il clima e soprattutto capire una cosa: a che livello di conoscenza e di informazione sono gli studenti. E mi sono meravigliato rispetto a quarant’anni prima, quando ci andai, e mi ricordo un clima caotico, ricordo che le cose erano un po’ a braccio, ricordo che si capivano certi slogan e certi valori che si ripetevano ma che non erano approfonditi.
    Insomma, questa gioventù ha invece una conoscenza e soprattutto è evidente che ha dialogato, ha avuto conflitti chiari con gente che la pensava diversamente, e per questo sono informatissimi! Una delle cose che mi hanno detto subito è stata: “Questa è una lotta non soltanto per il problema del denaro, ma per il problema della libertà e della nostra vita.” Cioè noi ci troviamo con un governo che spara basso a tagliare orizzontalmente i danari che ci occorrono per tenere in piedi l’università non soltanto per risparmiare e per farsi la moneta, per usare poi – cosa terribile – per comprare degli aerei o per dare i sussidi all’altra parte del discorso, cioè alla scuola privata. Ma è proprio per distruggerla quella pubblica! Abbassarla, portarle via l’agibilità, lo spazio, il respiro in modo che naturalmente, quella privata, abbia la possibilità di emergere e di essere l’unica università accessibile perché ha dei mezzi e perché chi si presenta paga rette alte che permettono anche di guadagnare e hanno magari professori che guadagnando di più sono selezionati, cosa che per noi non succede.
    Un’altra cosa di cui loro hanno chiara idea è la falsità di questo decreto, di questa legge. Che cosa ha sotto? Sanno benissimo e lo dicono sempre: l’università è malata ci sono professori eletti attraverso gabole, ci sono i baroni che hanno in mano tutta la macchina dell’insegnamento e poi tirano dentro i figli., i nipoti, hai queste scuole che sono inesistenti, con programmi spaventosi collocati in spazi di provincia perché servono al luogo, ma servono soprattutto a nuovi baroni che avranno finalmente la propria personale università. Fanno commercio, mercato, scambio.
    Ebbene, sono le prime cose che ti dice la Destra. Ma forse c’è scritto nel loro programma che si eliminano? Che tizio, caio sempronio, che ha il figlio il nipote, la moglie eccetera, sarà eliminato e gli sarà fatto una specie di processo per ristabilire la legalità e soprattutto un rapporto univoco, o meglio, equilibrato dell’università? Neanche per idea. Quelli rimangono! E’ il cancro che deve rimanere perché fa parte dell’equilibrio. La nostra università ha delle piaghe terribili, dei morti dentro l’armadio all’infinito, ma naturalmente questi devono rimanere perché la macchina del potere vive attraverso queste forme di piccoli furti, piccole aggressioni, furberie soprattutto sporcizia morale che non esiste.
    La cosa che devono fare gli studenti è capire che questa macchina bisogna eliminarla, che anche ai propri professori bisogna gridare non vogliamo un’università fatta di intrallazzi, di giochi, di corrutele e via dicendo. Che bisogna rinnovare, che c’è un fatto morale da perseguire e che ci interessa imparare con dei mezzi perché oltre che gli stipendi molto bassi, checché si racconti che in Italia si spenda molto di più che in altri Paesi, io dico forse si bruciano più soldi, però la condizione di vita dei professori, non dico dei baroni, è dura!
    Ecco, prima di tutto bisogna dare una dignità ai professori e farli tornare al livello di quando io andavo all’università sessant’anni fa, e soprattutto dare i mezzi perché se io vado all’estero a fare dei corsi di cosa mi accorgo? Che se tengo lezioni di scenografia mi mettono a disposizione un teatro! Con tutte le calate, tutti gli svergoli, con le quinte, con tutti i passaggi, le tecnologie più avanzate, con le luci… cioè, i ragazzi che studiano per diventare registi, gestori di teatro, per scrivere e via dicendo, hanno la conoscenza di tutto. Sono tecnicamente avanzatissimi. Da noi no! Da noi è come fare scuola guida seduti su una sedia anziché sulla macchina con un cerchio in mano per fare finta di mimare la guida. Be' io ai tempi di Mussolini ero troppo giovane, non ero ancora in università, sono entrato durante la guerra, quando c’era un caos terribile, gente che doveva fare i conti con viaggi incredibili e soprattutto c’erano i bombardamenti. Non si può fare un esempio. Ma Mussolini, con tutto l’affastellamento, aveva cose anche migliori di quelle che ci sono oggi e soprattutto si spendevano dei denari e si facevano strutture nuove e si impiantavano macchine di conoscenza maggiori di quelle che ci sono oggi, è incredibile ma è così.
    D’altra parte se tu vai nella storia dell’università, da quando è nata nel decimo secolo venendo in avanti, tu vedrai sempre che le città che avevano un peso, che avevano un’economia alta, che avevano strutture civili molto elevate, pensiero molto elevato e una filosofia alta, ebbene avevano grandi università che non erano soltanto intese come noi abbiamo avuto informazione dal pagamento di rette di grandi signori che potevano permettersi di mandare a scuola i loro figli fino a fondo selezione. No! Esistevano nel tempo già nei comuni dei lasciti, addirittura degli stipendi che si davano a quei degni studenti che dimostravano impegno, soprattutto senso dello studio e volontà profonda di apprendere. Questo oggi non c’è più! La situazione sta crollando, sta svuotandosi, quindi siamo al di sotto della dimensione medievale." Dario Fo

    Da Repubblica.it: "Ho visto quelli del camion bianco aggredire e picchiare i ragazzini"

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    I libri...ops..le fotocopie..scolastiche!

    IArt. 15.
    Costo dei libri scolastici

    1. A partire dall'anno scolastico 2008-2009, nel rispetto della normativa vigente e fatta salva l'autonomia didattica nell'adozione dei libri di testo nelle scuole di ogni ordine e grado, tenuto conto dell'organizzazione didattica esistente, i competenti organi individuano preferibilmente i libri di testo disponibili, in tutto o in parte, nella rete internet. Gli studenti accedono ai testi disponibili tramite internet, gratuitamente o dietro pagamento a seconda dei casi previsti dalla normativa vigente.

    2. Al fine di potenziare la disponibilità e la fruibilità, a costi contenuti di testi, documenti e strumenti didattici da parte delle scuole, degli alunni e delle loro famiglie, nel termine di un triennio, a decorrere dall'anno scolastico 2008-2009, i libri di testo per le scuole del primo ciclo dell'istruzione, di cui al decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, e per gli istituti di istruzione di secondo grado sono prodotti nelle versioni a stampa, on line scaricabile da internet, e mista. A partire dall'anno scolastico 2011-2012, il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista. Sono fatte salve le disposizioni relative all'adozione di strumenti didattici per i soggetti diversamente abili.

    3. I libri di testo sviluppano i contenuti essenziali delle Indicazioni nazionali dei piani di studio e possono essere realizzati in sezioni tematiche, corrispondenti ad unità di apprendimento, di costo contenuto e suscettibili di successivi aggiornamenti e integrazioni. Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, sono determinati:
        a) le caratteristiche tecniche dei libri di testo nella versione a stampa, anche al fine di assicurarne il contenimento del peso;
        b) le caratteristiche tecnologiche dei libri di testo nelle versioni on line e mista;
        c) il prezzo dei libri di testo della scuola primaria e i tetti di spesa dell'intera dotazione libraria per ciascun anno della scuola secondaria di I e II grado, nel rispetto dei diritti patrimoniali dell'autore e dell'editore.

    4. Le Università e le Istituzioni dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica, nel rispetto della propria autonomia, adottano linee di indirizzo ispirate ai principi di cui ai commi 1, 2 e 3.

    Da quanto tempo i signori al Senato non sfogliano un libro in mano? Da quanto tempo non sentono l' odore di quella carta appena stampata, da quanto non ne sentono, sotto i polpastrelli, la consistenza? Probabilmente loro, come anche molti professionisti dei più disparati settori, non hanno il tempo di andare a comprare, con i loro figli, i libri scolastici, non hanno il desiderio di vedere i loro figli desiderosi di sfogliare le pagine dei nuovi libri di testo che li dovranno accompagnare per tutto l' anno scolastico ( e con ogni probabilità anche oltre), non hanno un momento per osservare gli occhi sognanti del loro ragazzo che si sofferma su una immagine particolarmente allettante, che lo fa fantasticare sul contenuto di quel paragrafo. Probabilmente i cari signori del Senato non sanno che quasi il 50% della popolazione sul territorio non è provvista di una connessione internet veloce ( io per prima!) e che quindi per questi poveri individui sarebbe impossibile scaricare mega su mega. Inoltre, è vero che spesso i libri di testo vengono venduti gli anni successivi per cercare di ricavarne qualcosa, a causa del costo ingente che incombe sulle famiglie che non ce la fanno nemmno più ad arrivare a inizio mese, ma avrà comunque più valore un libro rispetto a delle semplici stampe che molto più semplicemente andranno a finire nel cestino della carta ( per quei fortunati e civilizzati cittadini che hanno la raccolta differenziata!)?! E poi siamo sicuri che tra il costo della carta e la compera del permesso delle case editrici non costerà più o meno lo stesso??

     

    Le schifose parole di Cossiga!!!

    "Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito... Lasciarli fare (gli universitari, ndr). Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì... questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio".
    Intervista a Francesco Cossiga. Presidente emerito della Repubblica Italiana e senatore a vita.

    Cossiga ha confessato. Ne va preso atto. In fin dei conti ne va apprezzata la sincerità, neppure Totò Riina aveva osato tanto. Ha solo detto quello che la maggior parte degli italiani sapeva: l'Italia non è una vera democrazia. Forse non lo è mai stata. Quante fandonie ci hanno raccontato da Piazza Fontana in avanti? Sul G8 di Genova? Chi ha attivato il timer delle stragi di Stato?
    Cossiga ci ha fornito una lezione magistrale della strategia della tensione. Però, ora, dopo quelle frasi , va dimesso dal Senato e ritirata la sua nomina a presidente emerito della Repubblica Italiana. Voglio vedere se un deputato o un senatore avanzerà la proposta in Parlamento.
    Se rimane al suo posto è una vergogna per il Paese e un insulto ai professori e agli studenti. Non va picchiato, è anche lui un docente anziano. Va solo accompagnato in una villa privata. Propongo, per non farlo sentire troppo solo villa Wanda di Arezzo. Insieme a Licio Gelli potrà rinverdire i vecchi tempi, parlare di Gladio, di Moro, dei servizi segreti...

    Un consiglio ai ragazzi: portate alle manifestazioni una telecamera, riprendete sempre chi compie atti di violenza. Vedremo chi sono, da dove vengono, se sono dei "facinorosi", come dice lo psiconano, o "agenti provocatori pronti a tutto", come suggerisce Cossiga.

    Come inizia una dittatura

    Il nome di Piero Calamandrei, forse, non dirà molto agli studenti che protestano contro settantenni incartapecoriti che gli hanno rubato il presente e gli vogliono togliere la speranza di un futuro.
    Il suo nome, forse, non avrà significato per i ragazzi e le ragazze che vedono al vertice delle istituzioni, dell'economia, dell'informazione del loro Paese dei pregiudicati, dei servi, dei lacchè.
    Calamandrei, forse, non dirà nulla alla nostra gioventù che vede la Costituzione tradita dal Parlamento, migliaia di caduti sul lavoro ogni anno, milioni di precari e il padre, o la madre, licenziati.
    Calamandrei fu professore durante il fascismo, uno dei pochi a non avere nè chiedere mai la tessera del partito. Fondò il Partito d'Azione e fu membro della Consulta. La stessa che oggi è merce di scambio tra lo psiconano e Topo Gigio. Nel 1950 fece un discorso sulla Scuola, parole che sembrano dette oggi per la Scuola della P2

    L'ipotesi di Calamandrei.
    "Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
    Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.
    Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private.
    Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico." Piero Calamandrei
    Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950

    Ovidio

    Ogni amore cerca prestiti,
    e trova nutrimento nell' indugio,
    così il giorno migliore per liberarsene
    è ogni volta l ' indomani

    Grembiulini e pallottoliere

    Tagliare gli investimenti nella scuola equivale a segare il tronco di un albero stando seduti sul ramo più alto. Il futuro dell’Italia nasce nelle Università, nei licei, negli asili. Se ne uscirà spazzatura, il Paese rimarrà una discarica.
    Quando si parla di scuola si discute di occupazione, di ricercatori licenziati, di 50.000 insegnanti precari che rimarranno a casa. Sui nostri ragazzi però nessuno fiata. Sulle conseguenze per i loro studi. Meno investimenti vuol dire meno qualità, meno aule didattiche, meno laboratori, meno collegamenti in Rete, meno pc per gli studenti.
    In pochi anni siamo passati da Internet e Inglese del secondo governo Berlusconi (ricordate le tre I?) ai grembiulini della Gelmini del terzo governo Berlusconi. Il quarto, se ci sarà, introdurrà il pallottoliere in ogni classe.
    Lo psiconano taglia perché non ha più soldi. Non li ha per la scuola. Per altre spese invece il problema non sussiste.
    Catania
    , città fallita dell' ex sindaco
    Scapagnini, riceverà 150 milioni di euro. Non sarà neppure commissariata.
    Il Comune di Roma dissestato da Topo Gigio Veltroni ha ottenuto 500 milioni di euro per ripianare parte del deficit. E dal 2010 questa somma (CINQUECENTOMMILIONI) diventerà un finanziamento annuo permanente.
    Testa d’Asfalto non taglia le Province (da abolire), gli stipendi dei parlamentari (i più alti d’Europa), i parlamentari (il maggiore per numero di abitanti in Europa). Non accorpa i Comuni sotto i 5000 abitanti, non abolisce una delle Camere.
    Non può licenziare i politici e i loro portaborse.

    Agli studenti del Politecnico di Milano è arrivata una lettera per il nuovo Anno Accademico. Li informa che:
    “E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legge n. 112, che prevede per l’intero sistema universitario una forte riduzione del personale e del Fondo di Finanziamento Ordinario, ovvero di quelle risorse che ogni anno lo Stato investe nell’Università. Tale provvedimento comporterà per il Politecnico di Milano una notevole carenza di organico, e colpisce in particolar modo le aspettative di tutti quei collaboratori di ricerca che forniscono la loro opera in regime di precariato, in attesa dell’opportunità di un concorso. Rispetto alla riduzione dei fondi poi è evidente come il taglio stimato per l’Ateneo tra i 20 ed i 40 milioni di euro potrà incidere sulla sua politica nella didattica, nella ricerca e nello sviluppo.”
    Il federalismo fiscale della Lega sta producendo i suoi effetti. Fondi ai comuni del Sud falliti, tagli alle Università del Nord. Belin, così sono capace anch’io.